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il report

Trust services: il punto di Enisa sulla sicurezza nei sistemi di “identità digitale”

Nel report della European Union Agency for Cybersecurity una panoramica completa della tipologia, gravità e frequenza degli incidenti ai sistemi di “identità digitale” e una serie di interessanti spunti per migliorare i sistemi di sicurezza, rendere più efficace l’attività del Regolatore nazionale e sovranazionale

19 Lug 2019

Marina Rita Carbone

Consulente privacy


Il 15 luglio la European Union Agency for Cybersecurity (ENISA) ha reso pubblico un proprio report relativo agli incidenti di sicurezza verificatisi nel settore dei cosiddetti trust services.

E’ un documento tanto tecnicamente pregevole e documentato quanto interessante, che fa il punto sul delicatissimo tema della sicurezza nei sistemi di “identità digitale” offrendo una panoramica completa della tipologia, gravità e frequenza degli incidenti sin qui verificatisi (rectius: segnalati).

Fornisce una serie di interessanti spunti per migliorare i sistemi di sicurezza, rendere più efficace l’attività del Regolatore nazionale e sovranazionale, rendere più efficiente e coordinata l’attività delle diverse Autorità di vigilanza e controllo operanti in questo delicato “settore del futuro” e di quelli ad esso strettamente connessi.

Il Trust Service Provider e gli obblighi di notifica del breach

Al centro dei moderni sistemi di “identità digitale” vi sono i Trust Service Provider (TSP) ossia i cosiddetti “Fornitori di Servizi di Fiducia”, i quali offrono alla propria clientela una serie di servizi di certificazione, identificazione ed autenticazione digitale. A mero titolo esemplificativo si tratta di: firme elettroniche, software di marcatura temporale, identità digitali come la SPID, certificati web SSL/TLS per HTTPS. Il servizio fornito copre l’intero ciclo che va dalla creazione fino alla verifica, alla convalida ed alla conservazione dei certificati, delle firme e delle marche prodotti.

I rischi connessi ai sistemi di “identificazione digitale” sono, come è intuibile, elevatissimi: per tale ragione si è reso necessario creare degli standard qualitativi uniformi e dei protocolli operativi di sicurezza poi confluiti nel Reg. UE n. 950/2014, più comunemente noto come eIDAS (electronic IDentification Authentication and Signature).

Il Regolamento eIDAS (Reg. UE n. 910/2014):

  • detta le condizioni a cui gli Stati membri riconoscono i mezzi di identificazione elettronica delle persone fisiche e giuridiche che rientrano in un regime notificato di identificazione elettronica di un altro Stato membro;
  • stabilisce una serie di norme aventi ad oggetti il delicato settore dei servizi fiduciari e quello, delicatissimo, delle transazioni elettroniche;
  • disegna un quadro organico di norme in tema di firme elettroniche, sigilli elettronici, validazioni temporali elettroniche, documenti elettronici, servizi elettronici di recapito certificato e servizi relativi ai certificati di autenticazione di siti web.

Ma non basta: all’art. 19 il Regolamento eIDAS introduce per i TSP l’obbligo di notifica dei “breach”, ossia l’obbligo di notifica di tutte le violazioni della sicurezza o delle perdite di integrità che abbiano avuto o possono avere un impatto significativo sui servizi fiduciari prestati o sui dati personali custoditi.

Il meccanismo di notifica è un esempio del principio di autovalutazione del rischio e di cooperazione che è tipico del legislatore europeo:

  • entro 24 ore dall’avvenuta conoscenza dell’evento potenzialmente dannoso, i TSP notificano all’Organismo di vigilanza e agli altri Organismi potenzialmente interessati, quali l’Ente nazionale competente per la sicurezza delle informazioni o l’Autorità di protezione dei dati, tutte le violazioni della sicurezza o le perdite di integrità (breach) che, come accennato, hanno avuto o possono avere un impatto significativo sui servizi fiduciari prestati o sui dati personali custoditi;
  • ove si ritenga che il breach possa avere effetti negativi nei confronti della persona fisica o giuridica in favore della quale è stato prestato il servizio fiduciario, il TSP informa senza indugio dell’avvenuta violazione di sicurezza o della perdita di integrità del sistema anche la persona fisica o giuridica interessata;
  • qualora il breach riguardi due o più Stati membri, l’Organismo di vigilanza notificato provvede a sua volta ad informare gli Organismi di vigilanza degli altri Stati membri coinvolti o potenzialmente coinvolti e la stessa ENISA;
  • l’Organismo di vigilanza notificato, ove accerti che la divulgazione del breach sia di interesse pubblico, emana altresì una informativa pubblica o impone al prestatore di servizi fiduciari di farlo;
  • l’Organismo di vigilanza trasmette all’ENISA, una volta all’anno, nonché alla Commissione Europea, una sintesi delle notifiche di breach pervenute dai prestatori di servizi fiduciari.

Figura 1. Il protocollo di notifica obbligatoria ai sensi dell’art. 19 eIDAS.

La gravità del breach ed il relativo impatto sui servizi offerti o sui dati personali trattati dal TSP è classificata da ENISA, a fini statistici interni, su una scala che va da 1 a 5 ed alla quale sono associate le seguenti etichette:

  1. nessun impatto;
  2. insignificante;
  3. rilevante;
  4. grave;
  5. disastroso.

ENISA distingue altresì le tipologie di incidenti in base alle cause scatenanti secondo la seguente casistica:

  • falle/guasti di sistema;
  • azioni dolose
  • errori umani;
  • falle/guasti di terze parti.

I risultati degli studi condotti da ENISA

Nel 2018 sono stati notificati ad ENISA n. 18 incidenti di sicurezza, dato che evidenzia una allarmante crescita del fenomeno. Il numero di violazioni non corrispondente al numero di identità digitali violate, rappresentando ogni singolo incidente un potenziale rischio per migliaia o decine di migliaia di utenti.

Tuttavia, secondo ENISA, il dato, pur in crescita, non deve allarmare ed è dovuto a due principali concause:

  • l’aumento dei servizi offerti e della relativa utenza;
  • l’acquisizione da parte dei TSP di crescente confidenza con il processo di notifica introdotto dal Regolamento eIDAS a far data solo dal 1° luglio 2016.

Per tale ragione, ENISA si aspetta anche per i prossimi anni un numero di segnalazioni via via crescenti, quale inevitabile conseguenza della diffusione delle nuove tecnologie digitali da una parte e della progressiva entrata a regime dei meccanismi di segnalazione e controllo dall’altra.

L’analisi di ENISA sul punto è condivisibile sebbene debba essere interpretata secondo una precisa chiave di lettura: aumentando la diffusione dei sistemi di identità digitale è inevitabile, infatti, che aumentino gli incidenti ma non vi è dubbio che proprio in virtù di suddetta massiva diffusione dei servizi offerti dai TSP sia d’obbligo, a tutti i livelli, adoperarsi affinché la sicurezza e l’inviolabilità dei sistemi diventi tale da rendere gli incidenti sempre più rari.

La maggior parte degli incidenti notificati ha avuto luogo all’interno dei confini nazionali, mentre solo un quarto degli stessi ha assunto connotazioni extra-nazionali. Tuttavia, in tali residuali casi, il 75% dei breach è stato classificato come “grave” o “disastroso”. Ciò indica quanto sia fondamentale lo sviluppo di processi di collaborazione e di rapida condivisione delle informazioni a livello sovranazionale, al fine di permettere di identificare tempestivamente i rischi per la sicurezza e di porvi tempestivo ed efficace rimedio.

Guardando a ciò che è stato fatto non si può non evidenziare come la collaborazione fra TSP e tra Autorità abbia consentito nel tempo di ridurre il numero di incidenti “disastrosi”, declassificandoli a “gravi”.

Il servizio più colpito, fra i molteplici offerti dai TSP, è stato quello di creazione di certificati qualificati per le firme elettroniche seguito dal servizio di creazione di certificati di autenticazione web e marcature temporali. Il 78% degli incidenti nel 2018 ha avuto origine da azioni dolose (es: attacchi DDoS, furto di dati), a fronte di un solo caso doloso registrato nel 2017, oppure da falle/guasti di sistema quali bug del software o guasti dell’hardware. Un residuale 22% degli incidenti è causato, invece, da errori umani o da falle/guasti di terze parti (es: disfunzioni della rete elettrica provocate da fulmini o eventi naturali).

Osservazioni finali

A corredo e complemento del quadro statistico fornito, ENISA conferma, nell’ambito delle proprie considerazioni finali, come la collaborazione fra gli Organismi di Vigilanza, le Autorità e la Commissione Europea stia iniziando a dare i primi importanti frutti.

ENISA auspica – auspicio assolutamente condivisibile – che la cooperazione e lo scambio di informazioni tra Autorità sia progressivamente esteso anche alle Autorità per i sistemi nazionali di identità elettronica ed agli Organismi di controllo per il mercato di servizi di fiducia elettronici, trattandosi di aree strettamente connesse alla prima. Lo scambio di informazioni, se strutturato e costante, sostiene ENISA, amplia le conoscenze degli Organismi di Vigilanza in ordine ai profili di vulnerabilità dei sistemi vigilati e ne rende più efficace l’azione.

Inoltre, considerato che i TSP che forniscono certificati web operano spesso in paesi extra-UE, al fine di supplire all’attuale vuoto normativo ed ampliare l’area di controllo, ENISA ritiene necessario estendere anche a questi ultimi il regime di supervisione e notifica degli incidenti informatici previsto per i fornitori di servizi digitali dalla Direttiva NIS.

In conclusione, il report ENISA conferma come la collaborazione tra le Autorità e l’attivazione di protocolli operativi comuni favoriscano, rafforzando la sicurezza e l’inviolabilità dei sistemi, lo sviluppo e la diffusione dei servizi digitali. Il contesto normativo europeo appare sempre più coeso e fondato su principi comuni di cooperazione e responsabilizzazione.

Insomma, ci sembra di poter dire che la strada tracciata è quella buona e, soprattutto, che a percorrerla sono in tanti e con un obiettivo comune: garantire la sicurezza degli utenti del digitale.

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