identità digitale

Spid, ecco perché è necessario migliorare il modello. Il caso Emilia-Romagna

Non essendo un vero servizio ma solo un mezzo, l’identità digitale paga bassi livelli di interesse da parte degli utenti che devono assolutamente trovare semplice e utile l’acquisizione. Andrebbe quindi valutata la possibilità di prevedere ulteriori fornitori di identità vicini ai cittadini e da loro conosciuti per incrementare l’accesso ai servizi

27 Feb 2017
digitacitizenship

L’identità digitale non è un fine: è soltanto uno degli strumenti necessari, ma non sufficienti, per l’erogazione dei servizi ai cittadini e alle imprese! Non dobbiamo mai perdere di vista questo aspetto, sono i servizi che fanno sì che l’identità digitale venga utilizzata o meno da un cittadino o un’impresa.

E’ chiaro quindi che da tempo ci si confronta con due necessari punti di attenzione, anche oggi molto attuali e centrali, in primis l’interesse nell’uso dei servizi, e quindi le forme di incentivi o disincentivi che possono essere messe in campo per favorire adozione dell’identità e utilizzo dei servizi, e in secondo luogo la facilità d’uso in termini di acquisizione dell’identità come di fruizione dei servizi.

Non essendo un vero servizio ma solo un mezzo, l’identità digitale paga bassi livelli di interesse da parte degli utenti che devono assolutamente trovare semplice e utile l’acquisizione. Negli anni l’Emilia-Romagna ha fatto molta esperienza con il sistema di autenticazione federato (denominato FedERa), realizzato e gestito da LepidaSpA, che oggi permette ad oltre 850.000 di cittadini di accedere ai servizi online della pubblica amministrazione grazie ad una identità digitale gratuita.

E proprio grazie alla presenza di questa infrastruttura di autenticazione che la Regione Emilia-Romagna e LepidaSpA hanno potuto stipulare con AgID la Convenzione sull’adesione di tutte le Pubbliche Amministrazioni dell’Emilia-Romagna a SPID, in qualità di fornitori di servizi SP (Service Provider), affidando a LepidaSpA il ruolo di soggetto unico attuatore di tutto il sistema regionale nei confronti di AgID e del sistema SPID e che ha integrato i cinque provider di identità SPID attuali.

Nel 2016 vi sono stati circa 3 milioni gli accessi agli oltre 200 servizi disponibili in Emilia-Romagna attraverso il sistema FedERa di cui circa 5.200 con identità SPID. I servizi già integrati con SPID sono principalmente quelli delle piattaforme regionali come ad esempio la piattaforma dei pagamenti PayER, già integrata con PagoPA, il fascicolo sanitario elettronico (FSE), la consultazione dei dati anagrafici con ANA-CNER, in attesa di ANPR, l’accesso alla rete WIFI WISPER a banda ultra larga gratuita e a tanti servizi locali, dei Comuni, rivolti ai cittadini che vivono il loro territorio. Tutti gli altri servizi, e tanti altri, sono in corso di integrazione per rispettare la scadenza di fine 2017.

L’Emilia-Romagna, attraverso LepidaSpA, ha aderito sin dall’inizio alla fase pilota di SPID e ha collaborato con AgID, insieme ad altre Regioni, nel perfezionamento di regole tecniche e modalità organizzative, valorizzando l’esperienza consolidata di collaborazione tra gli Enti del territorio e le piattaforme ed i servizi realizzati nell’ambito dell’Agenda Digitale dell’Emilia-Romagna. La Regione intende proseguire la collaborazione con AgID e rafforzare quella con il Team del Commissario Straordinario Piacentini con l’obiettivo di integrarsi e supportare la strategia nazionale per contribuire in modo critico e costruttivo al suo successo.

Proprio per questo, si vuole ribadire che SPID non è una questione relativa soltanto al numero di identità digitale distribuite, ma anche al relativo utilizzo per l’accesso ai servizi. Vi è la convinzione che la disponibilità di servizi efficienti che soddisfano reali esigenze possa essere sufficiente per incentivare i cittadini ad ottenere le credenziali necessarie piuttosto che adottare politiche di incentivazione per l’ottenimento di identità di cui il cittadino fatica a capire l’utilizzo. Se a questo si aggiunge un’ambiguità del costo e le difficoltà operative nell’ottenimento di tali identità per il cittadino, sorgono alcuni dubbi sull’efficienza del modello e le modalità adottate finora.

Non vi è dubbio che l’identità digitale sia uno strumento importante che andrebbe reso disponibile per tutti i cittadini in modo agevole e semplice e quindi andrebbe valutata la possibilità di prevedere ulteriori fornitori di identità “vicini” ai cittadini e da loro “conosciuti” per incrementare l’accesso ai servizi. Una ulteriore valutazione andrebbe condotta con una misurazione degli accessi e dell’utilizzo dei vari servizi della pubblica amministrazione disponibili online sia a livello nazionale che locale per definire le opportune strategie ed azioni.

L’Emilia-Romagna mette a disposizione tutta la sua esperienza e competenza per contribuire al successo di SPID, che deve essere anch’esso un servizio sostenibile, di qualità e di semplificazione per i cittadini e le imprese.

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