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La riflessione

Governo Conte bis, ecco le priorità per un’Italia migliore (grazie al digitale)

Il valzer di poltrone al Governo impone una riflessione sugli scenari futuri della digitalizzazione dell’Italia, alla luce delle politiche già intraprese e delle nuove sfide che si vengono a creare nei settori dell’industria 4.0, delle telecomunicazioni e della security

30 Ago 2019
Rocco Panetta

avvocato, managing partner di Panetta & Associati, esperto di Internet e Privacy, Country Leader per l’Italia di IAPP International Association of Privacy Professionals


Con l’avvio del nuovo Governo Conte, non bisogna scordare le priorità per il Paese in materia di digitalizzazione. Tanto è stato fatto, ma le politiche per l’innovazione dell’Italia non devono ora venire trascurate: ecco tutte le sfide affrontate e quelle che stanno arrivando.

Uno scenario in evoluzione

Poco più di un anno fa, alla vigilia del voto di fiducia in Parlamento del primo Governo Conte, il direttore Alessandro Longo mi chiese di fare il punto sulle questioni all’ordine del giorno del nuovo esecutivo con riferimento al mondo del digitale, volendo includere, in tale definizione, tutti i temi legati al governo di Internet, alle reti di nuova generazione, alla cyber security e a quant’altro ruotasse intorno all’interconnesso mondo ad alto quoziente tecnologico-digitale. Alcune delle cose che all’epoca consideravo prioritarie e che auspicavo facessero parte dell’attenzione e dell’azione del Governo sono state in effetti positivamente affrontate – dalla partecipazione dell’Italia al gruppo europeo sulla Blockchain, alla definizione di un Dipartimento per la Trasformazione Digitale presso la Presidenza del Consiglio, fino alla costituzione di tavoli di esperti per affrontare i temi ad alto contenuto etico e tecnologico – mentre altre sono rimaste intonse, anche per il poco tempo a disposizione, ed alcune altre ancora hanno beneficiato della spinta comunitaria, che molto ha fatto per il raggiungimento degli obiettivi della strategia digitale europea, come ad esempio l’approvazione ed implementazione del GDPR e della direttiva NIS.

Un dato va considerato opportunamente: molti tra questi fenomeni sono difficilmente governabili da un singolo Stato. Al tempo stesso, le politiche nazionali non possono pretermettere o del tutto restare indifferenti a talune dinamiche. Gli Stati non possono farsi trovare impreparati alla sfida della tecnologica e le istituzioni sono senz’altro le prime ad essere chiamate a mettere al centro della loro azione i temi del digitale, che racchiudono in sé sfide e forze contrastanti che, solo se oculatamente governate e bilanciate, potranno portare sviluppo, contribuire alla riduzione del debito e all’incremento della competitività e credibilità del Paese, in un senso etico, ossia nel pieno rispetto dei diritti, dei doveri e delle libertà fondamentali dei cittadini, come riconosciuti dalla Costituzione italiana e dal Trattato di Lisbona. È tempo, oggi, di un nuovo Governo, dopo la disastrosa e rocambolesca crisi estiva di Governo, e dunque volentieri non mi sottraggo al medesimo esercizio, consapevole dell’urgenza ed indifferibilità che riguarda alcune scelte che l’Italia è chiamata a compiere. La stagione che stiamo vivendo è puntellata da accadimenti rivoluzionari che riguardano, senza precedenti, i traguardi che le tecnologie e la scienza stanno raggiungendo a velocità sempre più sostenute.

Cosa si sta facendo

Al riguardo occorre dire che non risponde al vero quella narrazione dei fatti che vede le istituzioni nazionali e comunitarie sempre in ritardo a rincorrere la travolgente onda digitale.

Cybersecurity e privacy

Nell’arco di pochi mesi, infatti, è stata definita la disciplina nazionale sulla cyber security, attraverso il recepimento della direttiva NIS; è diventato definitivamente applicabile il regolamento europeo sulla libera circolazione e protezione dei dati personali (c.d. GDPR) nonché il regolamento gemello sulla libera circolazione e protezione dei dati non personali. Inoltre, in Italia, come nel resto dei Paesi europei i Parlamenti ed i Governi hanno esercitato le deleghe contenute nel GDPR per disciplinare taluni aspetti di dettaglio che il regolamento stesso non poteva tutto insieme affrontare in maniera uniforme ed efficace per tutti i 28 Paesi dell’Unione.

Banda larga e Industry 4.0

Continua, inoltre, il cammino per la diffusione della banda ultralarga, con il lancio del piano per le aree c.d. grigie. Mentre la strategia italiana su Industria 4.0, molto apprezzata a livello internazionale, ha vissuto in questi mesi alterne vicende; molto meglio è andata invece per le gare sul 5G. Occorre ricordare come tanto la costruzione di reti di comunicazione ultra veloci, quanto la ridefinizione delle regole sull’uso, la protezione e la libera circolazione dei dati personali, sono in verità la condizione minima necessaria per permetterci di entrare nel mondo dell’Internet di Tutte le Cose, del c.d. manufacturing 4.0 e del pieno governo dei fenomeni connessi allo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale.

Blockchain e intelligenza artificiale

Si parla, spesso anche a sproposito, di Blockchain e di Intelligenza Artificiale, ora come le panacee del nostro prossimo futuro, ora come le soluzioni più radicali e antitetiche alle leggi vigenti in materia di privacy e alla regolamentazione dei servizi di comunicazione elettronica. Il Parlamento europeo, peraltro, proprio qualche giorno fa ha pubblicato un importante documento sulla compatibilità delle DLT e della Blockchain con il quadro di regole poste dal GDPR, a cui peraltro ho avuto l’onore di contribuire in seno agli studi condotti sul progetto europeo H2020, denominato MHMH – MyHealth MyData. Il Governo uscente si è molto impegnato su questi due fronti, istituendo anche appositi tavoli di esperti che hanno prodotto, grazie al sapiente stimolo di Marco Bellezza, importanti position papers e documenti programmatici su tali temi. Già i precedenti ultimi Governi Renzi e Gentiloni si erano mossi, in verità, in tal senso, creando a Palazzo Chigi tavoli permanenti di confronto sotto l’esperta guida del Vicesegretario generale della Presidenza del Consiglio, Raffaele Tiscar, a cui ho avuto l’onore di partecipare per diversi mesi e che molto hanno fatto a beneficio della migliore comprensione dei fenomeni, aprendo la strada, tra le altre cose, all’impegno del Mise su Industria 4.0.

Le priorità da affrontare

Cosa fare, tuttavia, onde evitare che tanti sforzi di esperti, specialisti, alti funzionari e dirigenti dello Stato siano vanificati se non del tutto travolti dalla continua alternanza dei Governi e dei relativi uomini e donne chiave in questo complesso scacchiere in cui tutti operiamo a livello nazionale ed internazionale? Non dimentichiamo, ad esempio, che contemporaneamente alla parabola del primo Governo Conte, molto è cambiato nel mondo con riferimento alla percezione di crescente disagio che imprese, cittadini e istituzioni hanno oggi rispetto a ieri sui rischi e sugli abusi potenziali e concreti che possono essere compiuti a vari livelli attraverso l’uso non conforme alla legge dei dati personali degli individui, con conseguenze gravi e preoccupanti per la stessa tenuta democratica di interi Stati e dei relativi blocchi politici, economici, sociali e finanziari.

In occasione ad esempio della grande conferenza internazionale delle Autorità garanti per la privacy di tutto il mondo, tenutasi lo scorso autunno a Bruxelles, sotto la guida del compianto Presidente dell’European Data Protection Board, il Cons. Giovanni Buttarelli, già Segretario generale dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, che ci ha lasciati inaspettatamente la scorsa settimana, il richiamo ai temi etici derivanti dalla rivoluzione tecnologica in atto è stato il leitmotiv di tutti gli interventi, culminati nel forte richiamo all’esigenza di porre l’uomo e i suoi diritti al centro dello sviluppo tecnologico, che Tim Cook, guru delle tecnologie e patron di Apple ha voluto fare. A seguire, tutti i leader delle più grandi aziende tecnologiche del mondo, da Zuckerberg a Gates, da Elon Musk a Jack Ma – anche se in termini diversi – si sono mossi sulla stessa scia, chiedendo più etica e armonia nello sviluppo e nell’uso della tecnologia, riportando al centro della scena l’uomo sulle macchine.

Da un punto di vista politico e giuridico occorrerà che Governo e Parlamento, tengano conto di queste dinamiche, le conoscano e le sappiano guidare, non restando isolati a livello internazionale, riprendendosi con prepotenza un ruolo guida che su questi temi per anni abbiamo avuto, quando a Roma e a Bruxelles operavano uomini del calibro di Stefano Rodotà e dello stesso Giovanni Buttarelli. Occorre avere visione, coraggio e competenza per trovare punti dinamici e fluidi di equilibrio e bilanciamento tra interessi apparentemente confliggenti – come ad esempio la privacy contrapposta alla sicurezza e allo sviluppo tecnologico.

Gli impatti di Internet sono evidenti sulla catena del valore di tutte le aziende, e non solo di quelle hi-tech, i cui processi di produzione e distribuzione di beni e servizi si modificano radicalmente. I rapporti tra le imprese e la pubblica amministrazione cambiano al punto da rendere obsoleti interi impianti normativi che necessitano di essere riformati per poter mantenere l’efficacia di governo originaria. E non dimentichiamo come solo negli ultimi anni, istituti giuridici secolari, che dai tempi dei Romani hanno incarnato i principi di sovranità e giurisdizione, quali il principio di stabilimento e di legge applicabile al foro geografico e politico di appartenenza, sono stati travolti prima dallo sviluppo tecnologico della rete e poi riscritti dal GDPR. Il cambiamento non va fermato, ma neanche va subito, occorre governarlo con lucidità e lungimiranza.

Mi pare di poter dire che tutto ciò sia chiaramente nelle corde del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, persona che conosco e apprezzo da circa venti anni, come studioso e professionista, e che in tal senso ha fortemente voluto – come peraltro da me auspicato un anno fa sulle pagine di questo giornale – la creazione di un Dipartimento, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che si occupi della trasformazione digitale, inglobando e rendendo stabile l’esperienza del dream Team Digitale guidato con successo, prima, da Diego Piacentini e poi da Luca Attias.

Le sfide del digitale

Ciò tuttavia potrebbe non essere sufficiente. I temi e le sfide che le tecnologie pongono richiedono la compresenza di tecnici ed esperti di primo livello, come i professionisti che formano il Team Digitale in effetti sono, accompagnati però da una guida con responsabilità anche politica. Non si può delegare sempre alle Autorità indipendenti, attraverso la loro attività di regolazione ed enforcement, anche l’attività di programmazione e di valutazione degli impatti etici, sociali ed economici delle nuove tecnologie sulla società. La politica deve farsi carico di queste scelte, con coraggio, dicevo. Occorrerebbe dunque che venisse nominato quantomeno un Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio a capo del nuovo Dipartimento per la Trasformazione Digitale, che possa essere chiamato a riferire al Consiglio dei Ministri ed in Parlamento direttamente, che abbia competenze ed esperienza maturata sul campo e che lavori fianco a fianco al Presidente Conte.

Veniamo da una stagione piuttosto lunga in cui le norme sovente sono state scritte male, risultano contraddittorie, a volte sono rimaste incomplete, in eterna attesa di decreti di attuazione o regole di aggiornamento Le norme d’ora in poi devono essere scritte in maniera chiara, leggera e prevedibile. Questo il Paese aspetta da tanto tempo e spera, nuovamente, che sia la volta buona. Occorre evitare la trappola dell’incertezza delle regole, che tanto ha danneggiato negli anni l’immagine dell’Italia sul piano della competitività internazionale. Le regole che cambiano continuamente o che vengono annunciate e mai emanate sono davvero il male assoluto di una comunità integrata che compete nei mercati e appartiene al ristretto Club del G7. Per fare ciò è necessario che il mercato del digitale abbia un unico interlocutore politico (ancora adesso la digitalizzazione nella PA è nelle mani del dicastero della Funzione Pubblica, mentre altre competenze sono distribuite al MISE) autorevole e stabile.

Libertà di impresa e libertà di accesso ad Internet sono le due colonne su cui basare l’azione del legislatore 4.0. Le imprese devono poter operare su Internet liberamente e semplicemente. Ma devono rispettare le regole, in primis il GDPR. Esse devono poter sviluppare il loro business ed essere protette da frodi e cyberisk. La dialettica e l’equilibrio tra queste due forme fondamentali di libertà ha promosso ingenti investimenti per la costruzione di infrastrutture di rete, fisse e mobili, per l’acquisizione di diritti frequenziali e per la posa dei cavi, in parallelo alla produzione di terminali intelligenti ed allo sviluppo dell’offerta dei servizi, una combinazione tecnologica e distributiva su scala mondiale senza precedenti che a sua volta ha stimolato la domanda, in un percorso di creazione di valore economico e sociale fino ad  ora senza interruzione, nonostante la volatilità dei mercati.

Il ruolo delle autorità

E qui entrano in gioco le Autorità indipendenti. Non è una novità che tanto il Garante privacy quanto l’AGCOM siano in attesa del rinnovo della loro compagine di governo. Non è un compito del Governo, sia chiaro. Ma il Governo (quello uscente), che ha appena votato una proroga del Collegio del Garante, non appena possibile dovrà stimolare la ripresa da parte del Parlamento del processo decisionale, anche favorendo uno screening serio dei candidati (al momento non vi è una procedura trasparente di valutazione, a valle dell’invio di oltre 300 curricula presso gli Uffici di Camera dei Deputati e Senato), che tenga conto delle competenze, dell’assenza di conflitti di interessi, del giusto bilanciamento nella composizione dei Collegi, sia con la individuazione di candidate e non solo di candidati, sia con lo screening non solo di giuristi, ma anche di informatici ed economisti.

Il Governo dovrà far si che i cittadini vengano informati e tutelati per poter compiere le scelte migliori e poter esercitare tutti i diritti che la Costituzione gli riconosce, navigando in rete in maniera semplice e sicura, senza che nessuno li illuda che si possano far soldi svendendo i propri dati personali e svilendo il valore dei diritti che, ad esempio, il GDPR offre, attraverso una idea eversiva di monetizzazione diretta dei dati personali. Internet non è una modalità di complicazione dei processi. È parte della soluzione dei tanti problemi che cittadini e imprese incontrano quotidianamente nello sviluppo e svolgimento delle loro attività e della loro personalità.

Conclusione

I rapporti tra i cittadini da un lato e le organizzazioni private e pubbliche dall’altro richiedono profondi cambiamenti per mantenere rapporti equilibrati nel rispetto delle libertà, ma le regole devono essere certe ed il legislatore deve dare prova di saper governare regole e fenomeni.

Questo è quanto ci hanno insegnato negli anni Stefano Rodotà, prima e, tra gli altri, Guido Alpa e Giovanni Buttarelli, poi. Il processo di cambiamento in corso richiede una vera e propria alleanza tra cittadini, imprese private, istituzioni pubbliche e politica, per consentire il progredire dello sviluppo della società della conoscenza in un clima di fiducia, premessa per una partecipazione attiva e responsabile di tutti gli attori. Saprà il nuovo Governo cogliere appieno questa sfida?

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