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Madia: “La PA ora è più trasparente, ma serve lo scatto culturale”

Il precedente governo ha profuso un forte impegno sui temi della trasparenza e della trasformazione digitale nella PA. Ecco i risultati raggiunti e i progetti avviati negli ambiti dei rapporti economici fra le amministrazioni e i cittadini e dell’identificazione soggettiva dei cittadini

25 Lug 2018
Marianna Madia

PD, responsabile comunicazione della segreteria

marianna-madia

Sui temi della trasparenza e della trasformazione digitale nella pubblica amministrazione abbiamo profuso il nostro forte impegno in questi quattro anni. Si tratta di argomenti che, nell’opinione pubblica diffusa e nella percezione dei cittadini, vengono considerati “sfide impossibili” per la PA. Un titolo come “trasformazione digitale e trasparenza” legato alla pubblica amministrazione potrebbe persino sembrare un ossimoro.

Io penso che la realtà sia oggi differente. Ritengo che in questi quattro anni siano stati fatti molti passi in avanti raggiungendo dei risultati importanti; sono però consapevole del fatto che, trattandosi di processi, rimangono ancora obiettivi da realizzare. La pubblica amministrazione deve dare ai cittadini servizi efficienti e di qualità, cercando di vincolare sempre meno le persone ai luoghi e ai tempi nei quali possono accedere a questi servizi.

Questo significa puntare su una modalità digitale di fruizione del servizio pubblico, con un’amministrazione pubblica trasparente nel rapporto quotidiano con il cittadino. La trasparenza non deve essere un fatto straordinario. Poter conoscere come vengano gestite le risorse pubbliche, i dati, i documenti, le informazioni possedute dall’amministrazione pubblica deve essere un fatto normale.

Per tanti anni si è discusso degli innegabili effetti positivi che la trasformazione digitale e la trasparenza avrebbero potuto avere sull’economia del Paese: dalla produttività ad una maggiore efficienza di sistema. Ricordo che prima della legislatura appena conclusasi si tenevano molti convegni, dibattiti, e discussioni sull’argomento. Sostanzialmente, però, si rimaneva sempre all’anno zero. Già con il governo Letta, quando Francesco Caio ebbe la responsabilità di questi settori impostando molti dei futuri progetti, e poi con gli esecutivi Renzi e Gentiloni venne modificata l’impostazione di fondo. La riforma della pubblica amministrazione, che è stato il mio principale impegno in questi anni, è stata pensata anzitutto in rapporto all’innovazione e alle trasformazioni tecnologiche.

Trasparenza della PA, un nuovo diritto per i cittadini

Abbiamo lavorato su due principi innovativi rispetto a quanto era stato fatto prima della XVII legislatura. Il primo principio riguarda la relazione tra la trasformazione digitale dell’amministrazione pubblica e gli obblighi di trasparenza per le amministrazioni; tale relazione non deve essere considerata come una serie di imposizioni per la pubblica amministrazione ma come l’esercizio di un nuovo diritto per i cittadini. In tutti i testi di legge di nostra competenza abbiamo, perciò, voluto introdurre il concetto di “cittadinanza digitale”, che sta proprio dentro la nostra idea di amministrazione pubblica: il diritto del cittadino di poter usufruire dei servizi pubblici con i propri tempi e nei suoi luoghi, attraverso la massima trasparenza e con semplicità.

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Il secondo principio è che, anche se le norme sono importanti (abbiamo modificato profondamente il codice dell’amministrazione digitale), esse non bastano per trasformare l’amministrazione pubblica; servono progetti che devono essere finanziati e supportati anche da una forte competenza manageriale. Da questo punto di vista l’arrivo di Diego Piacentini come Commissario straordinario per il Digitale con la sua professionalità internazionale e il suo team è avvenuto proprio nel momento giusto per dare avvio alla trasformazione digitale oltre le norme, che da sole non bastano. Il suo lavoro ci consentirà di sperimentare, a breve sui nostri smartphone, una App per usufruire di tutti i servizi pubblici e adempiere a tutti gli obblighi con la pubblica amministrazione.

Tra l’approvazione delle norme e la prossima sperimentazione dell’App – che testimonia proprio il cambiamento del rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione – ci sono stati tanti progetti a cui abbiamo lavorato in questi anni.

Possiamo distinguerli in due categorie: progetti che riguardano i rapporti economici fra le amministrazioni e i cittadini e quelli che si occupano dell’identificazione soggettiva dei cittadini.

I rapporti economici fra le amministrazioni e i cittadini

Per quanto riguarda la prima categoria, i rapporti economici fra le amministrazioni e i cittadini, ci sono tre progetti che ritengo importanti. Il primo è stato l’obbligo di fatturazione elettronica per le amministrazioni pubbliche, una scommessa che abbiamo voluto fare all’inizio del governo Renzi e che abbiamo vinto. Oggi sono milioni le fatturazioni elettroniche. Quando siamo arrivati al governo nel 2014 c’era uno problema molto importante e negativo per gli imprenditori e per l’immagine dell’Italia all’estero, che riguardava le fatture non pagate da parte della pubblica amministrazione. Abbiamo affrontato il problema ereditato senza conoscere quante fossero le fatture che le amministrazioni avrebbero dovuto pagare. Senza obbligatorietà della fatturazione elettronica non vi era infatti, neanche a livello centrale, la conoscenza dei numeri delle fatture e quindi dei pagamenti dovuti. Abbiamo oggi la possibilità di distinguere le amministrazioni che pagano in tempo – circa un terzo del totale – le amministrazioni che pagano con un leggero ritardo, che costituiscono un altro terzo, e infine quelle che invece pagano con grande ritardo. Su queste, conoscendo quali esse siano grazie al sistema della fattura elettronica, si può agire intervenendo sulle cause che sono sempre diverse per ciascuna amministrazione.

Un altro progetto molto importante è stato quello della dichiarazione dei redditi precompilata che, di anno in anno, vede crescere i soggetti che ne usufruiscono e l’esaustività del progetto. Sono state aggiunte tipologie diverse di spesa come ad esempio quelle sanitarie. Una scelta felice nella sua introduzione.

Il terzo progetto importante è la piattaforma unitaria PagoPa, che riguarda i pagamenti presso la pubblica amministrazione, cui si collegano sempre di più le amministrazioni pubbliche. Di recente, ad esempio, il comune di Milano ha fatto il suo ingresso in PagoPA, facendo crescere le transazioni nella piattaforma unitaria. Il punto importante è che non è più il singolo comune o la singola regione a decidere, autonomamente, di ricevere i pagamenti da parte dei cittadini con modalità digitali; esiste un’unica piattaforma nazionale, a cui si stanno agganciando le diverse amministrazioni, che diventa l’unica di interfaccia per i pagamenti del privato verso il pubblico.

L’identificazione digitale dei cittadini

L’altra categoria progettuale è quella che riguarda l’identificazione soggettiva, cioè il “chi siamo”. Abbiamo ridato vita a un progetto antico, quello della carta di identità elettronica, che si era arenato. Lo abbiamo rifinanziato e progressivamente sta crescendo il numero dei comuni che entrano nel progetto. C’è il Sistema Pubblico di Identità Digitale, il Pin unico, che consente al cittadino di avere un unico codice identificativo con cui può interagire con l’amministrazione pubblica. Anche Spid sta crescendo. Aumenta infatti il numero delle amministrazioni che aderiscono e crescono i servizi di cui può usufruire il cittadino. Già oggi con il Sistema Pubblico di Identità Digitale si possono iscrivere i figli a scuola, si può adempiere a tutti gli obblighi con l’Agenzia delle Entrate, rottamando ad esempio le cartelle esattoriali. Insomma un unico codice per ciascun cittadino che consente di adempiere a tutti gli obblighi attraverso i rapporti con l’amministrazione pubblica.

C’è poi il terzo progetto che riguarda l’identificazione soggettiva dei cittadini, quello che ci ha procurato più problemi e per il quale l’arrivo di Diego Piacentini è stato provvidenziale. E’ l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente. Noi abbiamo immaginato di non continuare ad avere ottomila banche dati anagrafiche, una per comune, ma di riuscire ad avere a livello centrale un’unica banca dati con tutti i dati anagrafici della popolazione italiana. Questo determinerebbe grandissimi vantaggi in termini di risparmio di risorse e di energie. Il cittadino non avrà più la necessità di comunicare il cambio di residenza e non si dovranno più scambiare dati anagrafici fra comuni, con un impatto molto importante sul controllo del territorio e sulla sicurezza in termini non solo di rapporti giuridici. Insomma con questo progetto stiamo intrecciando una parte importante di innovazione del paese a temi invece più legati al territorio, alla sicurezza.

Ho raccontato tutto questo processo avviato con estrema sintesi: da cosa siamo partiti, le norme, l’approdo, la sperimentazione dell’App e i progetti che stanno rendendo possibile l’idea che il cittadino possa godere del diritto di avere i suoi rapporti con l’amministrazione con modalità digitali. La strada è ben tracciata non solo sul tema della trasformazione digitale ma anche su quello della trasparenza dell’amministrazione pubblica. Immaginare un’amministrazione che normalmente abbia un approccio trasparente con il cittadino implica, per prima cosa, delle modalità organizzative fortemente digitali.

Trasparenza come politica pubblica trasversale

Ma sulla trasparenza c’è anche un altro aspetto importante: quello culturale. Oggi la trasparenza non è un’opzione per chi governa, per le amministrazioni, ma un dovere per provare a riavvicinare il cittadino alle istituzioni. Le persone vivono come un vulnus l’opacità da parte delle istituzioni, percependo l’amministrazione pubblica come incapace di rispondere ai loro bisogni. Per questo penso che la trasparenza non debba essere vissuta dalle amministrazioni né come un adempimento burocratico, né come un intralcio amministrativo, né come una concessione dovuta. Deve essere una grande politica pubblica trasversale.

I quattro pilastri per una PA trasparente

Abbiamo fatto diverse cose in questi anni che voglio sintetizzare in quattro punti.

  • Per prima è stata istituita un’Autorità nazionale anticorruzione autorevole che gestisce tutta la parte di prevenzione e pianificazione e controllo sui temi della trasparenza, dell’anticorruzione nel rapporto con la pubblica amministrazione.
  • Poi abbiamo dato vita a dei siti modello come OpenExpo. E’ un sito internet dedicato alla trasparenza e al monitoraggio delle spese legate a un grande evento, cioè all’Expo. Tale modello si potrà replicare per altri grandi eventi permettendo ai cittadini un controllo sui costi e l’esecuzione del progetto. L’altro sito modello è Opencantieri, iniziativa per la quale abbiamo lavorato con il ministro Graziano Del Rio, che oggi consente di conoscere con trasparenza lo stato di avanzamento e la gestione delle risorse pubbliche delle grandi opere. Il terzo sito si chiama Soldipubblici e consente la massima trasparenza sulla gestione delle risorse pubbliche per tutte le amministrazioni (comuni, regioni, amministrazioni centrali).
  • Cito anche una modifica normativa molto importante, il Freedom of Information Act, cioè il diritto per i cittadini di conoscere i dati dell’amministrazione; non solo quelli che riguardano un proprio interesse soggettivo – ad esempio accedere agli atti di un concorso a cui si è partecipato – ma tutto ciò che detiene l’amministrazione pubblica, indipendentemente da un proprio interesse giuridicamente rilevante. Questo diritto, introdotto nel nostro ordinamento sul modello anglosassone, sta dando buoni risultati. Sono state poste, con il FOIA; delle richieste molto interessanti da parte della cittadinanza. Faccio qualche esempio di richieste FOIA: conoscere lo stato di edifici pubblici che ospitano scuole, ospedali, conoscere l’entità dei finanziamenti ai centri antiviolenza, conoscere la presenza di amianto negli edifici scolastici, la qualità della mensa scolastica di una determinata scuola, l’incidenza di obiettori di coscienza in strutture sanitarie pubbliche. Si tratta di istanze che dimostrano che si tratta di un diritto che sta permeando e rendendo più consapevoli le associazioni e i cittadini.
  • L’ultimo punto che vorrei sottolineare è stato l’impegno dell’Italia nell’Open Government partnership, cioè nell’organizzazione multilaterale fondata da Barack Obama e che ha come oggetto i temi della trasparenza, della partecipazione della cittadinanza digitale, alla quale partecipano settantacinque paesi e il cui obiettivo è quello di far dialogare governi e società civile. L’Italia non aveva mai brillato a livello internazionale su questi temi e oggi, proprio per il lavoro fatto in questi anni, è stata chiamata a far parte del direttivo mondiale dell’organizzazione. Quindi si tratta di un grande riconoscimento internazionale sul lavoro fatto in questi quattro anni di governo.

Trasparenza della PA, l’aspetto culturale

Ci sono due aspetti lasciati in eredità a chi, oggi, si è assunto la responsabilità di governo. Quando parliamo di trasformazione digitale, di trasparenza nella pubblica amministrazione non c’è un “prima” e un “dopo”, non si tratta di obiettivi che si raggiungono facilmente, con una norma, ma dei processi che hanno bisogno di tempo e di tanta cura e determinazione nel seguirli, passo dopo passo. L’altro aspetto che vorrei lasciare in eredità è quanto conti, oltre alla cura nell’attuazione, l’aspetto culturale. Il tema della trasparenza è emblematico. Senza un cambiamento culturale di tutto il Paese, non si possono raggiungere gli obiettivi ed esprimere appieno le potenzialità di una riforma. Fintanto che la trasparenza nell’amministrazione viene vissuta come una concessione dovuta dell’amministrazione verso il cittadino o come una modalità del cittadino per mettere in mora l’amministrazione, non riusciremo a coglierne in pieno le opportunità. Penso invece che possa diventare una modalità per ricreare un senso di appartenenza tra cittadino e istituzioni. In Italia la trasparenza è la vera, unica, politica di prevenzione contro la corruzione a “costo zero”. Non c’è politica che combatta la corruzione più efficace del controllo sociale dei cittadini, che considerano quel controllo sociale un modo per sentirsi rappresentati dalle istituzioni e dalla pubblica amministrazione.

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