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il bilancio

Politiche digitali, Coppola: “Dal Governo molta retorica e pochi passi avanti”

Dopo undici mesi di governo non si possono rilevare grandi trasformazioni sul piano delle politiche digitali. Purtroppo e per fortuna. Vediamo perché

02 Mag 2019

Paolo Coppola

Professore associato di informatica, Università di Udine


A quasi un anno dall’inizio del Governo gialloverde guidato da Giuseppe Conte possiamo provare a trarre un bilancio delle politiche del digitale e affermare che questo primo anno è passato sostanzialmente in continuità con le politiche precedenti.

Purtroppo e per fortuna.

Proviamo di seguito a fare una panoramica sullo stato di avanzamento dei principali progetti digitali già avviati e a comprendere in che modo questo Governo si sta occupando di digitale.

Agid

Per fortuna perché il “governo del cambiamento” non ha fermato i progetti in corso e non ha smantellato le strutture di governance istituite precedentemente. Per fortuna AgID è ancora la struttura della Presidenza del Consiglio dei Ministri che si occupa della strategia digitale italiana. Purtroppo i problemi di AgID, sottofinanziamento, eccessiva quantità di compiti, scarsità di personale, non sono stati risolti. Per fortuna la figura del Commissario Straordinario per l’attuazione dell’Agenda Digitale è stata ricoperta da una persona di indiscutibili capacità tecniche e con grande esperienza di digitale nella PA. Purtroppo alcune figure di pregio del Team Digitale sono andate via.

ANPR

Dal lato dei progetti possiamo dire che per fortuna ANPR, il progetto di anagrafe unica nazionale che sostituisca le 8.000 anagrafe comunali sparse nei datacenter di tutta Italia, sta andando avanti. I dati (a proposito, dove è finito avanzamentodigitale.italia.it?) ci dicono che in un anno la popolazione e i comuni presenti in ANPR sono aumentati di un ordine di grandezza e che a fine 2019 sono previsti più di 44 milioni di cittadini registrati. Purtroppo è giusto ricordare che il progetto dell’anagrafe unica va avanti da cinque anni e nonostante il Team Digitale ne abbia preso in mano le redini da un paio, sembra incredibile che ci siano ancora circa la metà dei comuni che ancora non hanno nemmeno iniziato il pre-subentro. Purtroppo anche in questa legislatura sembra che le leggi che hanno a che fare con il digitale possano essere tranquillamente ignorate in moltissime parti d’Italia.

SPID, PagoPA, fattura elettronica

Per fortuna SPID continua ad essere usato e diffuso, anche grazie ai nuovi servizi online che, strano ma vero, rispettano il CAD e quindi sono accessibili tramite il sistema pubblico d’identità digitale. Purtroppo la migrazione di massa dei servizi online non è avvenuta e non sembra che possa avvenire nel breve. Questo fa sì che sebbene le identità SPID vengano create ed attivate, magari per utilizzare la 18APP o la carta del docente o per richiedere il reddito di cittadinanza, poi non vengono più usate e quindi si ricade nel classico problema delle credenziali “perse” e dimenticate. L’indicatore 5a, quello dell’eGovernment, nella classifica europea del DESI contina a relegarci nella seconda parte, in discesa negli ultimi anni. Per fortuna miglioriamo. Purtroppo lo facciamo meno velocemente degli altri.

Per fortuna il Piano triennale è stato aggiornato, pagoPa continua a diffondersi, la dichiarazione precompilata aumenta le parti, per l’appunto, precompilate, la fatturazione elettronica prosegue.

Il digitale non è una priorità del Governo

Purtroppo tutto questo sembra andare avanti “nonostante” la politica e questo, va detto con onestà, in continuazione con i governi precedenti. Anche qui nessun cambiamento, in un modo in cui la politica si “occupa” del digitale in modo sporadico, spesso strumentale ad una apparizione su qualche organo d’informazione, ma mai concedendo ai temi digitale qualcosa oltre la retorica di quanto importanti sono per lo sviluppo del nostro Paese e per l’efficienza della PA.

La politica è anche scegliere le priorità e se va sempre data priorità ad altro, allora, bisogna essere onesti e ammettere che non viene riconosciuta realmente l’importanza di cui si parla.

Purtroppo nonostante le nomine dei Responsabili della transizione alla modalità digitale siano aumentate nelle Pubbliche Amministrazioni, pochi di coloro che hanno fatto le nomine si sono evidentemente presi la briga di leggere cosa prevede l’art. 17 del CAD e delle conseguenze che ha, soprattutto sull’organizzazione. Purtroppo, nonostante le corrette prese di posizione del Ministro della PA, Giulia Bongiorno, non abbiamo avuto il piacere di osservare assunzioni in massa di personale con competenze tecniche, né a livello di funzionari né a livello di dirigenti, cosa che è estremamente urgente e necessaria.

Per fortuna il piano scuola digitale non è stato cancellato. Purtroppo, però, non è al centro dell’agenda politica. È troppo sperare in un dibattito che riguardi il modo migliore di formare i nostri ragazzi per renderli cittadini consapevoli e capaci di contribuire al progresso del nostro Paese? Forse sì. Anche in questo caso, purtroppo, non c’è stato gran cambiamento.

Blockchain e intelligenza artificiale nella PA

In questo anno si è parlato di Pubblica Amministrazione e blockchain, ma è stato poco ricordato che la blockchain ha senso quando non esiste, o non si vuole che esista, un’autorità centrale. Si è parlato di Pubblica Amministrazione e intelligenza artificiale, ma, sorvolando sulla facile battuta sulla possibile mancanza di quella biologica, è stato poco ricordato che l’Intelligenza Artificiale si nutre di dati e che all’interno della PA stiamo ancora aspettando, dagli anni ‘90, lo switch off che elimini la carta. Novantanove volte su 100 non esiste nessun motivo per non farlo e servirebbe una presa di posizione chiara e forte dei vertici politici.

Purtroppo non abbiamo un ministero per le politiche del digitale, con un vertice politico che si occupi di spiegare, ad esempio, che è assai difficile gestire correttamente i rifugiati se le presenze nei vari centri rimangono sulla carta e vengono comunicate con delle email alle prefetture, come è emerso dall’indagine della commissione d’inchiesta che ho presieduto nella scorsa legislatura.

Digitale e lotta alla corruzione

Maggiore consapevolezza a livello politico della pervasività, dell’importanza e della velocità della trasformazione digitale aiuterebbe, ad esempio, a elaborare strategie di sviluppo che identifichino nella digitalizzazione della PA lo strumento di lotta alla corruzione ben più efficace di molte norme recentemente varate, oppure strategie che in un contesto internazionale di dematerializzazione dei processi produttivi, di sostituzione di compiti da parte delle macchine e di spostamento dell’economia verso i servizi, pongano al centro il patrimonio umano di competenze e agevolino il più possibile la formazione di nuove imprese. Per fortuna il Ministro Di Maio ha mostrato grande interesse nei confronti del venture capital e il Fondo Innovazione è sicuramente un buon passo avanti.

Insomma, dopo undici mesi di governo non possiamo rilevare grandi trasformazioni sul piano delle politiche digitali. D’altra parte l’inerzia della PA funziona, sia quando si tratta di smuoverla per far partire progetti, sia quando si tratta di portare avanti progetti già partiti.

Purtroppo e per fortuna.

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