Reti Tlc, dalla pandemia una spallata alla burocrazia | Agenda Digitale

L'ANALISI

Reti Tlc, dalla pandemia una spallata alla burocrazia

La disponibilità di infrastrutture performanti è una priorità nell’attuale scenario italiano. Che vede per la prima volta impennare la domanda di digitale. Va in questo senso il piano ad hoc del Cura Italia. Ma servirà un ulteriore sforzo per semplificare le procedure e abbattere gli ostacoli allo sviluppo di reti e servizi

06 Apr 2020
Silvia Compagnucci

direttore Area Digitale I-Com (Istituto per la Competitività)


La strategia di isolamento determinata dal Covid-19 mette al centro della scena il digitale. E’ il momento di spingere su infrastrutture e servizi digitali per rispondere alla forte domanda di connettività e sostenere la tenuta e la competitività del nostro paese. Ecco stato dell’arte, azioni messe in campo e obiettivi da raggiungere.

L’impennata di domanda digitale

L’emergenza determinata dalla rapidissima diffusione, su scala globale, del coronavirus e il lockdown disposto dal Governo per arginare i contagi stanno ridisegnando il contesto socio-economico in cui cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni operano e interagiscono, valorizzando le tecniche comunicative e lavorative a distanza e facendo del canale digitale l’unica efficace e reale risposta all’irrinunciabile esigenza di continuità delle relazioni e dei servizi in un momento di isolamento sociale. E dunque, da Paese notoriamente refrattario alla digitalizzazione, ci troviamo a riversare nel canale digitale ogni pensiero, azione, aspettativa e speranza nel futuro.

Reti Tlc, lo stato dell’arte in Italia

L’analisi dei dati Eurostat rivela una copertura NGA in Italia (che comprende FTTH, FTTB, Docsis 3.0, VDSL) al 90,2% nel 2018 (dati Eurostat), ben al di sopra della media europea dell’83,1%, dato assolutamente positivo ove si consideri che rispetto al 2015, anno in cui è stata varata dal Governo la Strategia nazionale per la banda ultralarga, la percentuale di copertura NGA in Italia è praticamente raddoppiata, passando dal 43,8% al 90,19, con un incremento di oltre 46 punti.

Abbiamo assistito a un’accelerazione fortissima, frutto degli ingenti investimenti compiuti dagli operatori – anche attraverso l’intervento statale (si veda il Piano per le aree bianche) – che si rispecchia nell’indice di crescita: il nostro Paese, infatti, ha registrato, in termini relativi, i maggiori progressi, con un incremento nei cinque anni dell’842% a fronte di tassi che non vanno oltre il 252%, ad esempio, in Francia. Ancora gravemente in ritardo rimane, però il nostro Paese in relazione alla copertura FTTP, rispetto alla quale la percentuale si ferma al 23,9% a distanza siderale dall’87,8% della Lettonia, best performer europeo.

Se sono importanti i progressi del nostro Paese lato offerta, ancora preoccupante appare il ritardo nel take up. La percentuale di penetrazione degli abbonamenti broadband fissi in Italia infatti, nel giugno 2019 si ferma 28,4%, 17 punti distante dalla Francia best performer con il 45,4%.

Quanto al peso delle diverse tecnologie, gli ultimi dati dell’Osservatorio trimestrale Agcom disponibili (relativi al periodo giugno-settembre 2019) rivelano come la rete in rame di TIM rappresenti il 49,7% del totale degli accessi (con una riduzione del 23,1% su base annua). La tecnologia FTTC costituisce, invece, il 38,1% del totale crescendo del 29,2% su base annua mentre la tecnologia FTTH rappresenta soltanto il 6% del totale registrando, tuttavia, il tasso annuo di crescita più alto (+46,1%). La tecnologia FWA pesa per il 7% sul totale con in incremento del 9,6%.

Rete fissa: le velocità

Guardando invece alle velocità degli accessi, certamente molto rilevante nell’attuale momento storico in cui praticamente tutte le attività si svolgono nei luoghi di residenza, quelli con le linee più veloci contano 6,52 milioni di unità a settembre 2019, seguiti da quelli a velocità compresa tra 30 e 10 Mbit/s con 4,49 milioni accessi. La classe di velocità più lenta conta invece 3,67 milioni di accessi mentre quella che compresa tra i 30 e i 100 Mbit/s ne registra 2,70 milioni. Cioè che è rilevante è che gli accessi a velocità superiori ai 100 Mbit/s che rappresentavano la classe meno pesante a settembre 2015 con 0,2 milioni di accessi, a settembre 2019 è quella più importante.

Reti mobili, a che punto siamo

Con riferimento al mobile, l’Italia si attesta pienamente in linea con la media europea, con una copertura 4G del 98,9% (analoga alla media europea) nel 2018 e con un tasso di penetrazione, a giugno 2019, dell’88,6%. Guardando ai dati contenuti nel citato osservatorio trimestrale Agcom, nel 2015 le sim che svolgevano traffico dati rappresentavano il 50% del totale, mentre nel 2019 il 70%. Il numero di Giga al mese è in costante aumento dal 2015; a settembre 2018 la media per il consumo unitario mensile era di 3,92 Giga, a settembre 2019 era pari a 6,31 Giga.

Se il nostro Paese è allineato alla media europea in relazione allo standard ormai consolidato – il 4G –, un ruolo da protagonista lo sta ricoprendo in relazione al 5G. E infatti l’Italia si posiziona seconda in Europa in tema di 5G readiness secondo l’indice DESI, e undicesima a livello mondiale per dispiegamento del 5G secondo la società di consulenza A. D. Little, a parità con Singapore e subito dietro a Spagna, Regno Unito e Giappone.

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Nonostante i grandi progressi compiuti dal nostro Paese con riguardo al fisso e sebbene nel mobile l’Italia continui a essere all’avanguardia se non addirittura quasi in testa – rispetto al 5G – nell’Unione europea, permangono, e sono gravi, le difficoltà nell’implementazione delle reti.

Gli ostacoli all’implementazione delle reti

La complessità della burocrazia e delle procedure nostrane, infatti, costituiscono un gravissimo vulnus per il sistema paese. Con riferimento, in particolare, alla posa della fibra, è preoccupante il ritardo nel completamento del piano previsto per le aree bianche che, secondo i programmi iniziali, avrebbe dovuto portare reti ad alta velocità anche a quel 40% di italiani che vivono nelle aree a fallimento di mercato entro il 2020 e che potrebbe subire uno slittamento anche di tre anni in conseguenza pure dei gravi ritardi accumulati dalle amministrazioni nel rilasciare le necessarie autorizzazioni.

Anche se è sufficiente raccogliere il 70% dei permessi necessari a scavare per ottenere da Infratel il via libera al progetto e la commercializzazione può essere avviata prima del collaudo, molti degli enti che hanno competenza ad esprimersi impiegano dai 6 ai 12 mesi per dare il via libera, allungando notevolmente i tempi di cantierizzazione.

Per reagire a tale stallo, il 20 marzo scorso è stata pubblicata sul sito di Infratel la mappa per il monitoraggio del Piano Aree Bianche, contenente informazioni in tempo reale sui cantieri per la banda ultralarga nelle Aree Bianche. I dati, in particolare, riguardano l’avanzamento dei lavori per comune, per unità abitative, il piano della messa a disposizione delle infrastrutture agli operatori e lo stato dei permessi per i cantieri con l’obiettivo di consentire al Comitato Banda Ultralarga di monitorare in tempo reale i lavori e mettere a punto eventuali azioni per risolvere criticità laddove si segnalino dei rallentamenti.

Coronavirus, le iniziative del governo 

Se il panorama nostrano vede un recupero, sebbene nelle difficoltà dei lacci e lacciuoli della burocrazia, nel deployment delle reti, è ormai consolidato il gravissimo ritardo nella fruizione dei servizi digitali.

Nel 2019 ancora il 17% degli italiani non ha mai usato internet (dati Eurostat), ci posizioniamo al terzultimo posto quanto all’utilizzo dell’e-commerce – seguiti solo da Romania (23%) e Bulgaria (22%) – a distanza siderale da Danimarca e Svezia dove le percentuali di utilizzo si attestano all’80 ed 82%. In Danimarca in media il 92% dei cittadini utilizza internet per accedere ai servizi pubblici mentre in Italia solo il 23%.

Si tratta di un ritardo grave che, ai tempi dell’isolamento da coronavirus, ha, forse, la possibilità di essere colmato. Non è un’affermazione peregrina ove si consideri che il trasferimento in rete di moltissime delle tradizionali attività sta ovviamente determinando un forte incremento del traffico sulle reti sia fisse che mobili alimentando una domanda di connettività e servizi digitali senza precedenti nel nostro paese. Si tratta di un fenomeno che consegue all’utilizzo estensivo dello smart working, alla necessità di garantire la didattica online e la continuità dei servizi pubblici, nonché, soprattutto, al maggior accesso ad attività di tipo ricreativo.

La stampa nelle ultime settimane ha raccolto i dati forniti dai diversi operatori attivi nel mercato sia fisso che mobile i quali hanno rilevato, a livello generale, un massiccio incremento del traffico soprattutto sulla rete fissa e al di fuori dell’orario lavorativo (a dimostrazione di come lo smart working non eserciti particolare pressione sulle infrastrutture) frutto soprattutto della grande diffusione di giochi online e piattaforme streaming.

I dati di Atlas VPN hanno inoltre evidenziato come nella settimana tra il 9 e il 15 marzo, l’utilizzo di VPN (reti virtuali private) in Italia abbia registrato un fortissimo incremento (+112%) in conseguenza, probabilmente, del tentativo degli utenti di accedere a servizi di streaming sottoposti a restrizioni geografiche, nonché del fatto che i lavoratori, nel collegarsi alla rete aziendale, hanno bisogno di trattare file sensibili in maniera più sicura.

Vendite Ict da record a gennaio e febbraio

All’incremento del traffico si è accompagnata, prevedibilmente, una crescita anche delle vendite di tecnologie ICT in Italia nei mesi di gennaio e febbraio, trainate dal graduale e sempre più massiccio ricorso allo smart working. A febbraio, in particolare, la crescita del canale di distribuzione IT si è attestata al 16% con il confronto anno su anno. Contemporaneamente la domanda di strumenti abilitanti la scuola a distanza e il lavoro agile come cuffie e microfoni è cresciuta del 362%. A febbraio le vendite di computer portatili sono aumentate del 36,5%, i tablet del 41,3%, software per l’ufficio del 60,5%, strumenti di sviluppo software dell’89,3% e unità di memoria di massa SSD del 32%. In aumento anche le vendite di software per la sicurezza 38,8% e le cartucce di inchiostro (8%). I rivenditori hanno registrato un’impennata del 30,9% alla fine del mese e le catene del 72,4%, sempre nella seconda parte del mese (come scrive Corcom).

Le misure previste dal decreto Cura Italia

Consapevoli della crucialità del ruolo delle reti, della necessità di garantire una risposta efficace delle infrastrutture fisse e mobili all’incremento di traffico e dell’importanza di adottare, nelle scelte e nelle misure da adottare, una logica di tipo inclusivo, nell’ambito del decreto legge “cura Italia (D.L. n. 15 del 18 marzo 2020) sono state inserite, all’articolo 82, “Misure destinate agli operatori che forniscono reti e servizi di comunicazioni elettroniche”.

Tale decreto, in particolare, nel prevedere misure a sostegno del Servizio sanitario nazionale, dei lavori e delle imprese, dispone che tali operatori, fino al 30 giugno 2020, intraprendano misure e svolgano ogni utile iniziativa atta a potenziare le infrastrutture e a garantire il funzionamento delle reti e l’operatività e continuità dei servizi, adottino tutte le misure necessarie per potenziare e garantire l’accesso ininterrotto ai servizi di emergenza, soddisfino qualsiasi richiesta ragionevole di miglioramento della capacità di rete e della qualità del servizio da parte degli utenti, dando priorità alle richieste provenienti dalle strutture e dai settori ritenuti “prioritari” dall’unità di emergenza della Presidenza del Consiglio o dalle unità di crisi regionali, dando comunicazione all’Agcom delle misure straordinarie. A quest’ultima è riconosciuta la facoltà, laddove necessario al perseguimento delle finalità indicate, di modificare o integrare il quadro regolamentare vigente.

Emergenza: i poteri di Agcom

Al fine di dare attuazione a tale disposizione e dare seguito alle proposte formulate dagli operatori, con circolare del 20 marzo, l’Agcom ha dato conto dell’avvio di un tavolo permanente di consultazione e di confronto continuo con gli operatori, caratterizzato dalla collaborazione tra operatori nonché dalla condivisione delle proposte di espansione della capacità di banda, gestione del traffico, promozione degli investimenti, accordi tra imprese, anche in deroga temporanea alla regolamentazione vigente, e di ogni altra iniziativa idonea alla gestione delle urgenze derivanti dall’attuale emergenza sulle reti e i servizi di comunicazioni elettroniche, nel rispetto della tutela dei consumatori. L’Agcom ha dunque annunciato una serie di misure che si sostanziano:

  • nella riduzione di costi all’ingrosso unitari della banda Ethernet rame e fibra di Tim;
  • massimo impegno alla fornitura accelerata degli apparati di trasporto e Vlan (Kit 10Gb Nga e Vula, Svlan ad essi associati) necessari per l’aumento di banda e per procedere all’apertura anticipata dei nuovi Cabinet NGA;
  • traslazione a livello wholesale di eventuali sconti nei contributi una tantum a livello retail al fine di eliminare i costi a carico dei consumatori, conservando, al contempo, opportuni margini per i concorrenti.

Si tratta di un intervento rilevante, con il quale si prende atto della necessità di accelerare i processi di infrastrutturazione in corso per riuscire a dare una risposta rapida ed efficace alla crescente domanda di connettività e servizi digitali. D’altronde il nostro Paese è notoriamente incatenato da lacci e lacciuoli che incatenano le attività imprenditoriali, ivi comprese quelle aventi a oggetto il deployment delle reti fisse e mobili.

Stiamo dunque assistendo ad una serie di azioni guidate dal desiderio di accelerare lo sviluppo e il potenziamento delle reti e di accompagnare, così, lo sviluppo di servizi ed applicazioni creando nuove opportunità di business per le aziende e nuove occasioni per i cittadini. Per vincere la sfida della digitalizzazione in un momento di profonda crisi quale quello che stiamo attraversando a causa del coronavirus è però indispensabile uno sforzo collettivo che veda uniti cittadini, imprese e istituzioni.

I primi, nell’accogliere positivamente il cambio di paradigma imposto dall’emergenza sanitaria cercando di prenderne il meglio approcciando nuovi canali e nuove occasioni di interazione e scambio, le imprese nell’investire in reti e servizi online e le istituzioni nel semplificare le procedure, ridurre la complessità istituzionale esistente, abbattere gli ostacoli allo sviluppo delle reti e dei servizi ed accompagnare finalmente il paese nell’era digitale.

Dopo anni di tentate iniziative, spesso poco coraggiose perché timorose di essere impopolari, l’indiscutibile necessità di isolarci socialmente per limitare i contagi sta forse rappresentando il vero punto di svolta, la reale occasione in cui la necessità si trasformerà in una virtù e l’Italia riuscirà, auspicabilmente, a recuperare anche il gravissimo ritardo della domanda riuscendo a posizionarsi accanto ai Paesi europei più avanzati digitalmente in Europa.

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