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Codice Appalti, verso la nuova riforma: tutti i punti sul tavolo

Proliferano le iniziative, legislative e non solo, in vista dell’annunciata Riforma Codice Appalti, e nascono nuovi organismi per le strategie di procurement. C’è anche un’innovazione digitale, l’archivio nazionale delle opere pubbliche

05 Nov 2018
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Si allontana ulteriormente la riforma del Codice Appalti, che era stata annunciata per lo scorso mese di settembre, ma i lavori proseguono: la commissione Lavori pubblici del Senato ha avviato un’indagine conoscitiva sui contratti pubblici, e ha reso noto che l’esecutivo attenderà l’esito di questa consultazione per mettere mano alle modifiche.

La commissione di Palazzo Madama ha messo a punto un elenco di audizioni, e ha annunciato che l’indagine si concluderà con un documento, elaborato «in base a uno schema che evidenzi e permetta di collocare nel giusto ambito le diverse problematiche che verranno sollevate dagli auditi, con lo scopo di addivenire a un esito organico e strutturato». E’ stato il presidente della commissione, Mauro Coltorti, a riferire ai senatori che l’esecutivo attenderà l’esito dei lavori di questa indagine per presentare la sua proposta di Riforma dei Codice Appalti.

Facciamo un passo indietro: il ministero delle Infrastrutture l’estate scorsa ha lanciato una consultazione pubblica, proprio per fornire all’esecutivo elementi in vista di una nuova Riforma del Codice Appalti. Questa consultazione si è conclusa lo scorso 10 settembre 2018, ma ancora non c’è traccia del documento conclusivo che doveva analizzare i dati emersi, fornendo spunti all’esecutivo per mettere a punto la Riforma. Che, lo ricordiamo, era prevista per questo autunno. E che sembra invece destinata a slittare, in considerazione della dichiarata volontà dell’esecutivo di attendere i risultati dell’indagine parlamentare. Per non parlare del fatto che difficilmente, in piena sessione di Bilancio, l’esecutivo avrà tempo e modo di mettere mano a una norma complessa come quella di modifica del Codice dei Contratti.

L’indagine del Senato sulla Riforma Codice Appalti

Comunque, i lavori della commissione proseguiranno nelle prossime settimane con le audizioni previste, che sono parecchie: Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili), Ordini professionali di ingegneri, architetti, geometri, avvocati, commercialisti ed esperti contabili, Consiglio nazionale del Notariato, Consiglio nazionale dei geologi, Confederazione italiana archeologi, Inarsind (Sindacato Ingegneri e Architetti liberi professionisti italiani), Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), Confindustria, Provveditorati alle Opere Pubbliche, Prefetture, Confartigianato, Assalbergatori, Federconsumatori, ANAC, Autorità Nazionale Anticorruzione, OICE, Associazione delle organizzazioni di ingegneria, di architettura e di consulenza tecnico-economica, Confapi, Legacoop, Unione nazionale segretari comunali e provinciali, Corte dei Conti, avvocati esperti in materia di appalti, UPI, Unione delle Province Italiane, Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), Conord (Confederazione delle province e dei comuni del Nord), Anas, Unisoa (organismo di attestazione), Unionsoa (Associazione Nazionale delle Società Organismi di Attestazione), Unitel (Associazione tecnici comunali), Rpt (Rete delle professioni tecniche). Ci sono poi tre soggetti che verranno sentiti dopo aver presentato specifica richiesta alla commissione, che ha acconsentito: General SOA (Associazione delle Società Organismo di Attestazione), Osservatorio Nazionale sulle Infrastrutture, ACCREDIA, Ente italiano di accreditamento. Infine, i senatori anno chiesto di integrare l’elenco, ascoltando anche Rete Ferroviaria Italiana, sindacati, Confedilizia, Federalberghi.

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Per quanto il calendario dei lavori possa prevedere un ritmo serrato, fra audizione e predisposizione del documento conclusivo si può prevedere che ci vorrà del tempo. Per cui, lo ripetiamo, sembra difficile che la Riforma possa effettivamente essere predisposta nel 2018. L’idea di fondo, par di capire (anche in base alle recenti indicazioni fornite dallo stesso ministro Danilo Toninelli, ad esempio in occasione del Saie di Bologna, la Fiera dell’edilizia 4.0), è quella di semplificare il più possibile le procedure, velocizzando quindi gli appalti, senza tralasciare le fondamentali esigenze di legalità e anticorruzione. L’esigenza di semplificazione delle procedure è stata, fra l’altro, segnalata da diverse associazioni nell’ambito della sopra citata consultazione pubblica. Continua (forse) a restare un po’ sottotraccia l’esigenza di potenziare gli strumenti di procurement dell’innovazione, che sono stati invece al centro del Protocollo Strategico firmato nel settembre scorso da Itaca (Istituto per l’innovazione e la trasparenza degli appalti e la compatibilità ambientale), Confindustria, AgID e la stessa Conferenza delle Regioni. Vedremo se e quanto le diverse iniziative messe in campo dal ministero, con la consultazione pubblica e l’elaborazione del documento conclusivo, e dal Parlamento, con l’indagine appena iniziata, affronteranno anche i temi legati all’innovazione.

Cogliamo l’occasione per ricordare che quello attualmente in vigore è già un Nuovo Codice Appalti, riformato con il Dlgs 50/2016, sottoposto poi a correttivo (in vigore dal 19 aprile 2017). Dunque, stiamo parlando di una riforma che interviene a un anno di distanza da quella precedente in un avvicendarsi di cambiamenti normativi che, forse, confligge in partenza con la dichiarata volontà di semplificare.

Le novità previste dalla Manovra di Bilancio

Fra l’altro, l’avvicendarsi di norme relative agli Appalti non riguarda solo il nuovo (ed ennesimo) dibattito intorno alla Riforma del Codice. Ci sono anche novità inserite nella Legge di Stabilità 2019, che, per esempio, istituisce dal prossimo primo gennaio una “Centrale per la progettazione delle opere pubbliche” che svolge attività di progettazione in tutte le sue fasi (fattibilità tecnica ed economica, definitiva ed esecutiva di lavori, collaudo, eventualmente anche direzione lavori e altri incarichi di supporto tecnico e amministrativo), gestione delle procedure di appalto, predisposizione di modelli di progettazione per opere simili, valutazione economico e finanziaria, assistenza tecnica alle amministrazione coinvolte nel partenariato pubblico privato. Questa centrale lavora in piena autonomia amministrativa, organizzativa e funzionale, sotto la responsabilità di un coordinatore, ci sarà un apposito decreto con le misure per armonizzarne l’attività con quelle degli altri organi istituzionali (ministero, Consip).

La manovra istituisce anche un’altra struttura, chiamata Investitalia, che supporterà direttamente la presidenza del Consiglio nella definizione delle strategie sugli investimenti pubblici. I compiti precisi: analisi e valutazione programmi di investimenti per infrastrutture materiali e immateriali, valutazione delle esigenze di riammodernamento, verifica avanzamento progetti, elaborazione studi di fattibilità, soluzioni operative per gli investimenti infrastrutturali, affiancamento delle pubbliche amministrazioni in fase di realizzazione, individuazione di ostacoli e criticità, elaborazione soluzioni.

Come si vede, c’è un proliferare di organismi tecnici che, si spera, non sia destinato ad appesantire ulteriormente le procedure piuttosto che il contrario. Ma non è tutto.

La sfida del procurement dell’innovazione per Luca Attias

Anche il team digitale della presidenza del Consiglio si occupa di Codice Appalti. Una delle ultime iniziative messe in pratica dall’ormai ex commissario Diego Piacentini è stata la “carta dei principi tecnologici del procurement“, con l’obiettivo di migliorare i rapporti fra la pubblica amministrazione e i suoi fornitori. Un’iniziativa pratica, quindi, non legislativa, che bisogna vedere se e in che modo il nuovo commissario, Luca Attias, intende portare avanti. Per il momento, registriamo la sua volontà di proseguire nell’impegno per «l’introduzione e lo sviluppo a tutti i livelli di una cultura della società dell’informazione», e «per aumentare la consapevolezza del nostro Paese sulla managerialità, la meritocrazia, la gestione delle risorse umane, la lotta alla corruzione e i rapporti di questi temi con l’IT». Concetti che si possono applicare al procurement, e anzi in alcuni casi (correlazione tra corruzione e mancata digitalizzazione) sono centrali quando si parla di appalti.

Sette azioni per migliorare il procurement pubblico pro innovazione

E qui inseriamo un nuovo capitolo. Il binomio appalti-digitale ha due facce. Quella del procurement dell’innovazione, ovvero degli strumenti più appropriati per acquistare innovazione da parte della PA (un’attività diversa, ad esempio, da quella tradizionale di acquisto di altre tipologie di beni, o di realizzazione di grandi infrastrutture pubbliche classiche come i ponti, le strade, e via dicendo). E quella delle tecnologie che possono velocizzare e semplificare tutti i processi di acquisto, e non solo quelli.

L’archivio informatico nazionale delle opere pubbliche

Su quest’ultimo fronte, segnaliamo la novità rappresentata dall’istituzione dell’archivio informatico nazionale delle opere pubbliche. E’ prevista dal decreto Genova, appena approvato alla Camera e che ora deve passare in Senato, e ha il dichiarato obiettivo di «assicurare elevati standard di sicurezza delle opere pubbliche e la piena efficacia delle attività di vigilanza e di controllo». L’archivio è organizzato in sezioni dedicate alle diverse tipologie di opere, è gestito dal ministero dei Trasporti, prevede che tutti gli operatori pubblici e privati che gestiscono le opere pubbliche inseriscano tutti i dati relativi all’esecuzione e a qualsiasi altra tipologia di intervento, e sarà messo a disposizione in formato open data.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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