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IL PUNTO

Verso la Riforma degli Appalti, tutti i lavori in corso nelle istituzioni

Il Governo chiude la consultazione pubblica sulla Riforma degli Appalti, attesa nel prossimo autunno, il team di Piacentini propone una carta dei diritti tecnologici del procurement, gli esperti chiedono più competenze e lavoro di squadra delle istituzioni. Ecco il quadro di ciò che è all’orizzonte

24 Set 2018

Barbara Weisz


L’autunno si preannuncia caldo sul fronte del procurement, in vista c’è una Riforma degli Appalti, che il Governo ha annunciato per il prossimo mese di ottobre, e che è stata preceduta da una consultazione pubblica online sul sito del ministro delle Infrastrutture. Contemporaneamente, il team digitale di Diego Piacentini ha lanciato l’iniziativa di una Carta dei principi tecnologici del procurement, una sorta di gentlemen’s agreement tra fornitori di tecnologia e pubbliche amministrazioni, spiegano Diego Piacentini e Paolo De Rosa nel post su Medium che ha lanciato l’iniziativa e aperto il dibattito. Che Agendadigitale.eu fa proprio, ospitando interventi che forniscono nuovi spunti ed elementi di riflessione al progetto.

La proposta del Team Digitale

Carlo Mochi Sismondi , presidente di FPA, ritiene il tentativo del team «coraggioso ed interessante», innanzitutto perché va incontro a un cambiamento che non sia «frutto (solo) di norme, ma di comportamenti nuovi che nascono da nuovi atteggiamenti e nuovi approcci ai problemi». Ma sottolinea che la proposta innovativa vada ora accompagnata da una serie di condizioni: maggiori competenze della PA, cambio di mentalità del burocrate difensivo, maggior coraggio da parte dei fornitori».

La Carta dei principi tecnologici del procurement, incamera i principi di tutti i principali testi normativi e di prassi attualmente in vigore (Codice Appalti, Piano Triennale Agid, Codice amministrazione digitale), con l’obiettivo di «fornire una visione organica dei principi che la Pubblica Amministrazione e i suoi fornitori dovrebbero rispettare per lo sviluppo di nuovi servizi digitali e per la gestione del ciclo di vita di tali servizi». Si divide in 16 punti, ognuno dei quali rappresenta un diverso principio del Codice, ed è spunto di dibattito. Ci sono alcuni elementi di fondo (partire dalle esigenze degli utenti, sviluppare i servizi in maniera agile, tecnologiee servizi accessibili per tutti). Sul fronte tecnologico, pubblicare il Codice sorgente con licenze opensource, con l’obiettivo di migliorare la trasparenza, la flessibilità e la responsabilità. Operativamente, si pensa a inserire nel capitolato l’obbligo di rilasciare alla pubblica amministrazione la proprietà intellettuale del software che viene sviluppato e di pubblicare tutto il codice sotto licenza aperta. Usare standard aperti per garantire l’interoperabilità delle tecnologie, la facilità di aggiornamento e implementazione: anche qui, lo strumento è inserire nel capitolato l’obbligo di utilizzare standard e formati aperti per file e protocolli di comunicazione, l’obbligo di implementare le funzionalità in forma di API documentate secondo le linee guida di interoperabilità , l’obbligo di fornire funzionalità di esportazione di tutti i dati in formati aperti, l’obbligo di documentare la futura procedura di migrazione verso un prodotto alternativo. La Carta prevede poi di utilizzare risorse e servizi cloud della PA, proteggere i dati e rendere sicuri i servizi, garantire la privacy, condividere e riutilizzare dati e tecnologie, aumentare qualità e riuso degli Open Data, pianificare la sostituzione delle tecnologie in modo selettivo, passando da tecnologie ormai obsolete per le quali il costo di manutenzione eccede il costo di sostituzione a tecnologie aperte, affermate sul mercato e supportate dalla presenza di una ampia comunità di sviluppatori e utilizzatori.

Ci sono poi questioni legate ai processi delle organizzazioni, che devono digitalizzare il più possibile le attività ricorrenti e non qualificate, lasciando più spazio al lavoro umano sul fronte della qualità e del monitoraggio. I livelli di servizio vanno misurati utilizzando specifici indicatori. Anche in materia di procurement, si pone una questione di competenze, un tema trasversale alla trasformazione digitale. Si tratta di «definire le competenze e i profili necessari per lo sviluppo dei servizi digitali» e «valorizzare le professionalità a disposizione della PA seguendo le linee guida Agid. Facilitare le scelte delle PA introducendo valutazioni dei progetti eseguiti, recensioni delle diverse PA sui fornitori, pubblicazione dei documenti relativi ai disservizi (postmortem) che individuano e analizzano i fatti, potenziando la prevenzione. Continueremo, sulla Carta dei diritti tecnologici del procurement, a pubblicare nuovi interventi.

La consultazione del ministero

Michele Cozzio, università di Trento, ritiene che sino ad ora i risultati di iniziative di dialogo partecipativo non si siano dimostrati «funzionali al perseguimento degli obiettivi prospettati», in termini di «garanzie di maggiore efficienza del sistema, semplificazione del quadro normativo, eliminazione delle criticità», e non siano riusciti nemmeno a migliorare la qualità delle scelte finali». Il riferimento, in questo caso, è alla consultazione del ministero sulla Riforma degli Appalti, conclusa lo scorso 10 settembre. In ogni caso, insiste Cozzio, interventi di riforma e semplificazione del Codice, accompagnati da maggior chiarezza di linee guida, servirebbero a rendere più efficiente il sistema degli appalti pubblici.

Andrea Nicolini, coordinatore segreteria tecnica informatica Project Manager CISIS, chiede una sorta di Piano Marshall per l’Italia digitale, «che proprio come il piano originale voglia aiutare il cambiamento su tutto il territorio». Il primo sforzo in questo senso spetta i nuovi vertici nazionali, ovvero il Governo (a partire dal ministero della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, che ha anche la delega all’innovazione del sistema pubblico), e gli organismi operativi, come l’Agid, (ai cui vertici è stata appena nominata Teresa Alvaro.

Un protocollo per gli Appalti Innovativi

Nell’attesa della Riforma, registriamo un nuovo passo avanti sul fronte del procurement dell’innovazione con il protocollo d’intesa fra Agid, Confindustria e Conferenza delle Regioni per incentivare il ricorso a tipologie di gare innovative, come gli appalti pre-commerciali, il partenariato per l’innovazione, il dialogo competitivo, la procedura competitiva con negoziazione. L’accordo siglato dalle parti prevede formazione specifica e sensibilizzazione per stimolare le imprese a  partecipare alle gare, e azioni per rispondere alle esigenze d’innovazione delle Pubbliche amministrazioni.

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