STRATEGIE

Missione Connected Care, le 3 ricette per farla decollare

Centralità del paziente, empowerment degli stakeholder, misurazione dell’impatto alla base delle eccellenze raggiunte in Italia. Ecco come l’integrazione delle nuove tecnologie ai modelli tradizionali di cura e prevenzione stanno spianando la strada alla nuova Sanità digitale

09 Gen 2020
Claudio Franzoni

Senior Advisor – P4I

Marco Paparella

Associate Partner “Healthcare Innovation” P4I

Simona Solvi

Senior Consultant P4I


Connected Care, il momento è giusto. Le organizzazioni sanitarie sono consapevoli, la tecnologia esiste: i prossimi servizi sanitari e i piani di cura, su “prescrizione” dei medici, integreranno a diagnosi e terapie tradizionali anche i nuovi device aprendo a una Sanità digitale sempre più efficiente. Garantendo migliore precisione di prevenzione e immediatezza di cura ad una popolazione più vasta, a parità di risorse. Vediamo i vantaggi e le best practice italiane.

Connected Care, il focus di Forum PA

Il Forum PA Sanità dello scorso 29 e 30 ottobre si è concentrato su un tema specifico: modelli, organizzazione, tecnologie e servizi per la Connected Care, un cambio di passo auspicato, nel corso del convegno, anche dal vice ministro della Salute PIerpaolo Sileri. Un momento particolarmente intenso nella condivisione di esperienze importanti e di realizzazioni pratiche, a confermare la consapevolezza che sono disponibili modelli di cura e prevenzione complementari a quelli tradizionali.

Le esperienze sono accomunate da tre principi che ispirano la Connected Care, intesa come ecosistema che coinvolge sia nuovi modelli organizzativi che soluzioni tecnologiche, al fine di migliorare il processo di cura per i pazienti e per gli operatori sanitari:

  • Centralità del paziente, intesa come necessità di rivedere i processi e i servizi sanitari partendo dalla persona, dalle sue esigenze e dalle sue aspettative, avvicinandolo alle strutture sanitarie e ripensando la sua “esperienza” anche tramite l’utilizzo di strumenti e canali digitali;
  • Empowerment dei professionisti della Sanità e dei cittadini, per superare barriere culturali e diffidenze che rischierebbero di vanificare le iniziative di innovazione, attraverso il loro coinvolgimento attivo e responsabile e l’evoluzione delle competenze digitali;
  • Misura dei risultati e dell’impatto, per far uscire l’innovazione dalla fase sperimentale attraverso approcci rigorosi e innovativi (es. advanced analytics) che qualifichino le performance cliniche ed economiche delle iniziative.

Connected Care, il progetto al Fatebenefratelli

In tale prospettiva si sono mosse le esperienze presentate, tra cui quella dell’Ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, con il progetto/evento di metà ottobre che ha consentito, nel corso di un weekend, a circa 5.000 cittadini romani di effettuare uno screening sulla Fibrillazione Atriale in modo semplice e veloce attraverso un ECG prodotto da uno Smart Watch certificato CE e successivamente refertato dal team dei Cardiologi.

L’operazione sarebbe stata impossibile, nei numeri e per il tempo a disposizione, con la strumentazione tradizionale. Le refertazioni hanno consentito di individuare potenziali patologie del ritmo cardiaco per circa il 12% degli screening effettuati (certo, il 12%!) che saranno oggetto di successivo approfondimento medico e raccolta di dati.

Una seconda fase del progetto, programmato per la primavera 2020, oltre a sperimentare nuovi device portatili per l’ECG (ad esempio un “semplice” cerotto usa e getta da applicare sul petto e capace di effettuare ECG a 4/8/12 derivazioni), consentirà di controllare in tempo reale presso la centrale operativa dell’Isola Tiberina tutti i pazienti, verificando in tempo reale l’andamento dell’esame.

Un progetto della stessa natura è in fase di progettazione presso l’ASST di Pavia in due ambiti:

  • controllo dell’esecuzione e dell’efficacia degli esercizi di riabilitazione successivi ad un Ictus;
  • integrazione di device e di centrali operative di monitor, controllo ed intervento per la popolazione affetta dalle cronicità relative all’ipertensione ed alla glicemia.

Il progetto prevede che il piano di cura venga codificato in forma digitale e distribuito ai diversi attori attraverso una piattaforma Cloud a microservizi, capace di: i) interfacciare i device indossati dai pazienti come parte della dotazione di servizio sanitario, ii) raccogliere le informazioni in un data lake, iii) valutare le informazioni acquisite e decidere – se e come – informare gli operatori della centrale operativa. Le informazioni aggregate faranno inoltre parte della cartella clinica elettronica della ASST e saranno depositate nel Fascicolo Sanitario Elettronico Regionale per la condivisione.

Connected Care, best practice Trento

Spostandosi nella Provincia di Trento è ormai noto il progetto TreC che, attraverso una piattaforma di servizi clinici, permette ai medici di prescrivere APP, attività fisica e corsi di formazione ai pazienti, abilitando un nuovo modo di relazionarsi con il cittadino a complemento dei farmaci e della diagnostica. L’esigenza è nata per riuscire a raggiungere la popolazione che abita in un territorio dove le distanze e la geomorfologia sono un ostacolo importante alla comunicazione continua e alla prossimità, situazione che accomuna diverse parti dell’Italia. A tal proposito, è meno noto il fatto che la piattaforma TreC è Open ed è disponibile per il riuso, limitando gli investimenti elevati e facilitando il processo di acquisizione.

I nuovi device al servizio della gravidanza

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Dematerializzazione
Sanità

Ad un servizio simile sta lavorando anche il Dipartimento Materno Infantile del Fatebenefratelli Isola Tiberina, per fornire nuovi servizi clinici alle donne nel percorso da prima della gravidanza ai 1000 giorni del bambino. Anche se la densità di popolazione nell’area romana è diversa dal Trentino, le tematiche di distanza (leggasi tempo per recarsi in ospedale) sono simili. Il Dipartimento sta dunque lavorando ad un progetto che, attraverso la tecnologia, potrà fornire comunicazione, formazione, consulti, visite e monitoraggio per le condizioni tipiche durante la gravidanza ad un numero di donne molto più elevato di quanto non riesca a fare oggi e con una raggiungibilità, efficienza ed efficacia non paragonabili.

Dermatologia e Intelligenza artificiale

Nell’ambito della telediagnosi e teleconsulto non tradizionale, nel corso della due giorni di manifestazione Forum PA Sanità abbiamo visto in attività un piccolo strumento trasportabile capace di effettuare, grazie alla combinazione di telecamere, sensori ed intelligenza artificiale, la diagnosi oggettiva delle ulcere della pelle. Il risultato può essere trasmesso al medico per la sua validazione e la definizione delle cure opportune, senza dovere andare di persona dal paziente. Tale strumento potrebbe diventare una dotazione standard nelle cure domiciliari, nella ospedalizzazione domiciliare e in quei luoghi dove l’organizzazione sanitaria prevede presidi e centri a bassa intensità di cura distribuiti sul territorio.

Infine, meno “Connected Care” ma molto “Digital Health” è la tecnologia utilizzata da Ortognatica Roma per la modellazione in digitale degli interventi di ricostruzione maxillofacciale che consentono di preparare la progettazione dell’intervento sul modello digitalizzato del paziente, realizzare le protesi su misura con stampanti 3D ed il supporto robotico per garantire la precisione che umanamente non è possibile ottenere.

Sanità digitale, un cambio di paradigma

Quello che abbiamo constatato dai numerosi progetti presentati, è che si sta realizzando un vero e proprio cambio di paradigma nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura, nel quale i device di prossimità al cittadino/paziente consentono di moltiplicare il volume dei soggetti interessati, a parità di risorse impiegate.

Attraverso la tecnologia è quindi davvero possibile realizzare in modo sicuro ed affidabile piani di cura che consentono di connettere nel processo tutti gli attori, attraverso dei device (edge) che siano in grado di comunicare ai centri medici e clinici informazioni sullo stato di salute dei soggetti, a patto che gli strumenti siano medicali, quindi ritenuti affidabili nella rilevazione e nella trasmissione delle informazioni.

“Medical Device” è la condizione necessaria ma non sufficiente, visto che sia dal punto di vista applicativo che dei device è necessario che venga garantita la Privacy by Design, argomento a cui è stato dedicato un seminario specifico. Dall’entrata in vigore del GDPR, anche per i servizi tradizionali, abbiamo verificato che l’impatto operativo della norma è decisamente vasto ed abbastanza complesso, ma deve essere affrontato in modo organico per garantire a medici e pazienti che le informazioni sanitarie siano trattate in modo sicuro e nel pieno rispetto delle norme europee.

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