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innovazione e salute

Sanità digitale, i primi passi per la Connected Care italiana

Istituzioni locali e centrali verso l’adozione di un sistema sanitario che integri la tecnologia nei modelli organizzativi. Obiettivo la presa in carico globale del paziente grazie a un piano di cura condiviso fra tutti gli attori in gioco. Un’analisi dello status quo e le strategie da mettere in campo

01 Lug 2019

Claudio Franzoni

Senior Advisor P4I-Digital360

Martina Leoni

Senior Consultant P4I

Marco Paparella

Associate Partner P4I


La digitalizzazione rappresenta uno dei maggiori driver di innovazione e può essere la soluzione per vincere la sfida della sostenibilità nel settore sanitario. Un ruolo strategico nella Sanità digitale italiana lo sta progressivamente acquisendo la Connected care che mette il cittadino-paziente al centro del sistema creando modelli organizzativi che favoriscano l’integrazione delle cure tra ospedale e territorio e abilitino l’empowerment del paziente.

L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche legato anche a stili di vita scorretti e le limitate risorse economiche e umane mettono sotto pressione il sistema sanitario, imponendo un cambiamento che deve concretizzarsi in migliori servizi sanitari per gli assistiti, maggiore efficienza dell’assistenza medica da parte dei professionisti e razionalizzazione delle risorse economiche.

Cosa è la Connected Care

In questo scenario, la Connected care – intesa come un sistema che includa nuovi modelli organizzativi e soluzioni tecnologiche, al fine di abilitare la condivisione delle informazioni cliniche dei pazienti tra tutti gli attori coinvolti nel processo di cura (medici e infermieri ospedalieri, operatori sanitari sul territorio e a domicilio, pazienti, assicuratori, referenti istituzionali, ecc.) – risulta la risposta comune su cui convengono ormai tutte le istituzioni, sia a livello centrale (ministero della Salute, MEF, Agid, ecc.), sia a livello locale (Regioni e Aziende Sanitarie), per soddisfare i nuovi bisogni di salute e mantenere l’equilibrio del sistema sanitario. E anche i cittadini italiani ne riconoscono l’importanza e si dicono pronti alla sua adozione, certi che porterà dei vantaggi concreti al loro modo di vivere la salute in diversi ambiti del continuum of care[1].

L’obiettivo della Connected care è mettere il cittadino-paziente al centro del sistema creando modelli organizzativi che favoriscano l’integrazione delle cure tra ospedale e territorio e abilitino l’empowerment del paziente. Questi modelli organizzativi devono essere progettati includendo nativamente la tecnologia, non solo a supporto dei processi interni alle strutture ospedaliere, ma prevedendo nuove soluzioni tecnologiche in grado di interconnettere il paziente e tutti gli attori coinvolti nell’intero percorso di cura.

Le nuove tecnologie sono infatti il mezzo fondamentale per sviluppare le modalità di relazione e di servizio per l’assistito e gli operatori sanitari lungo tutte le fasi del percorso di salute: dall’accesso ai dati sanitari, alla fruizione dei servizi, fino ad arrivare al monitoraggio dello stato di salute, delle terapie e degli esiti, generando comportamenti preventivi basati su analisi di modelli statistici.

Soluzioni di Connected Care, a che punto siamo in Italia

I nuovi dati della Ricerca 2019 dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità del Politecnico di Milano, anche se evidenziano una diffusione ancora bassa delle tecnologie di Connected Care, mostrano un crescente interesse verso le nuove tecnologie da parte dei cittadini e il riconoscimento della loro importanza da parte degli operatori sanitari. La diffusione dei servizi di telemedicina è però ancora bassa e spesso limitata alle sperimentazioni e si riscontrano pochi strumenti informatici di interscambio dati tra gli operatori del sistema. Si rilevano però ampi margini di crescita legati al numero di clinici che si dicono interessati, in particolare per quanto riguarda i MMG, che stanno sperimentando in misura crescente servizi di telerefertazione.

I dati presentati dall’Osservatorio ci mostrano quindi che il sistema sanitario italiano è pronto per fare il salto verso un nuovo modello di sanità integrata e connessa, con un percorso chiaro per la sua applicazione e diffusione. E per andare oltre le sperimentazioni, che spesso si fermano a livello aziendale o al più regionale, è necessario che i decisori a livello centrale, insieme alle Regioni, progettino un vero e proprio modello di Connected Care, a cui tutti i sistemi regionali dovrebbero tendere per garantire livelli di assistenza omogenei in tutto il territorio nazionale e superare quindi le differenze territoriali che caratterizzano il nostro Paese.

Per raggiungere questo obiettivo bisogna favorire l’integrazione dei diversi modelli assistenziali, includendo nativamente il supporto della tecnologia per garantire la continuità di cura per tutti i pazienti, soprattutto quelli cronici.

Un esempio di modello generale di Connected Care è quello rappresentato in Figura, costruito mettendo il cittadino/paziente al centro del sistema e prevedendo un workflow clinico che raccoglie e distribuisce le informazioni tra tutti gli attori, grazie alle tecnologie impiegate nel percorso di cura.

Il modello di Connected Care progettato in questo modo:

  • permette di condividere le informazioni tra i diversi attori dei diversi modelli assistenziali coinvolti nel processo di cura del paziente che, grazie all’utilizzo della tecnologia, possono coordinarsi e scambiarsi informazioni, abilitando la reale continuità di cura;
  • governa la “presa in carico” globale dei pazienti, grazie ad un piano di cura condiviso tra tutti gli attori del sistema e integrato includendo prestazioni sanitarie, sociosanitarie e sociali;
  • individua il Fascicolo Sanitario Elettronico quale strumento principale di raccolta delle informazioni e di comunicazione tra gli operatori del sistema e con il cittadino/paziente;
  • trasforma la tecnologia a supporto della prevenzione e cura dei cittadini/pazienti, convogliando le informazioni a Centri Servizi per il monitoraggio dei piani di cura e dei dati clinici e sanitari.

Connected care, la tecnologia è pronta

Dal punto di vista tecnologico, le soluzioni sono ormai mature per supportare modelli di continuità di cura che privilegino le cure domiciliari e riducano il numero e la degenza media dei ricoveri nelle strutture ospedaliere, soprattutto per i pazienti cronici: i dispositivi medici connessi permettono di monitorare in modo continuativo le condizioni dei pazienti, gli assistenti vocali possono verificare l’attuazione dei piani di cura attraverso il semplice dialogo con i pazienti “meno digitali”, smartphone e smartwatch sono in grado di rilevare e raccogliere parametri vitali come il battito cardiaco, una chatbot può rispondere alle domande ricorrenti dei pazienti e, grazie alle applicazioni dell’intelligenza artificiale, è oggi possibile proporre decisioni cliniche e avviare in autonomia azioni sulla base delle informazioni raccolte.

Affinché la diffusione di tale modello sia sistemica e non più limitata alle sole sperimentazioni è necessario però lavorare per superare tutte le barriere che oggi ne ostacolano l’adozione:

  • Adozione di nuovi modelli organizzativi, che abilitino in modo semplice l’integrazione ospedale-territorio e prevedano percorsi di continuità di cura per i pazienti cronici su cui si concentrano la maggior parte delle risorse economiche del SSN;
  • Realizzazione di linee guida tecnologiche per la continuità di cura che, nel rispetto della normativa sul trattamento dei dati sanitari, indichino le tecnologie più appropriate per rispondere ai diversi bisogni dei pazienti, le caratteristiche tecniche dei device e i modelli di interoperabilità tra le diverse tecnologie.
  • Riconoscimento ufficiale all’interno del nomenclatore e rimborsabilità delle prestazioni effettuate al di fuori del contesto ospedaliero, con il supporto delle nuove tecnologie;
  • Inserimento di informazioni omogenee all’interno dei vari FSE Regionali, con implementazione di tutte le funzionalità previste in tutte le Regioni e campagne informative per il suo utilizzo da parte dei cittadini, che oggi ancora non conoscono in modo diffuso questo strumento.

Ed è proprio dalle Linee Guida che le istituzioni si stanno cominciando a muovere: durante il convegno “Innovazione del sistema salute: la trasformazione digitale per integrare sanità e sociale” tenutosi nell’ambito dell’ultimo Forum PA che si è svolto a Roma nel maggio scorso, l’Agenzia per l’Italia Digitale, riconoscendone l’importanza e l’urgenza, si è candidata per promuovere e coordinare un tavolo di lavoro finalizzato proprio alla costruzione di linee guida tecnologiche per la Connected Care.

Siamo a conoscenza di molte iniziative in corso o che stanno partendo e che convergeranno nel futuro prossimo di “sanità connessa”, fornendo al paziente maggiore coinvolgimento e cure migliori e garantendo l’efficienza e la sostenibilità del sistema sanitario.

  1. Report Future Health Index 2018 di Philips ↑

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