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il quadro

Alvaro a capo di Agid, i dossier e le sfide più urgenti

La nomina di Teresa Alvaro come direttore generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale è un primo passo importante. Ora bisogna accelerare. Ecco ii dossier più importante da cui partire. Anche se alcuni aspetti fondamentali restano ancora da chiarire

29 Ago 2018

Alessandro Longo


Una sfida importante, da affrontare con strumenti in parte affinati di recente e in parte purtroppo ancora poco definiti. E’ ciò che attende la nuova direttrice generale dell’Agenzia per l’Italia digitale, Teresa Alvaro, a cui va il nostro doveroso augurio di buon lavoro. La nomina – che ora formalmente attende solo il decreto, ma è confermata da Funzione Pubblica al nostro giornale – è avvenuta nei tempi giusti; ma resta forte la necessità di accelerare per evitare il rischio di discontinuità causato dal cambio di dirigente, in una fase cruciale per l’attuazione del piano triennale ICT della PA. E un problema aggiuntivo è che non si può ancora andare a regime: la governance dell’Agenda è chiarita solo in parte, restando ora il rebus del futuro del Team Digitale di Diego Piacentini, la cui scadenza – salvo proroghe via decreto – è prevista per metà settembre.

La nomina di Alvaro

Intanto bisogna apprezzare una scelta che pare mettersi nel solco di un continuità ideale con il passato. Alvaro, classe 1954 (chiuderà la propria carriera, prima della pensione, con quei tre anni in Agid), è stata responsabile fino a poco fa nelle Dogane di progetti di digitalizzazione di rilevanza europea.

Dal suo curriculum e dai commenti di chi la conosce bene, si evince che conosce bene la macchina dell’amministrazione pubblica. Le difficoltà da superare per digitalizzarla. E come, nonostante tutto, sia possibile riuscirci anche con traguardi riconosciuti a livello internazionale. Pare che abbia pesato nella sua nomina anche un’indicazione, a Funzione Pubblica, da parte della Commissione europea, con cui Alvaro ha collaborato.

Nonostante il cambio di Governo e un esecutivo che, nelle nomine, finora sembra improntato a una grande discontinuità con il passato, si è scelto quindi a favore di una certa continuità (posto che una vera continuità, nei fatti, sarebbe stato prorogare Antonio Samaritani per un anno nella carica di direttore generale Agid). La continuità è quanto ci serve in questa fase, in cui non ci servono nuovi piani e nuove norme ma soprattutto una sana, seria e concreta attuazione.

I dossier più urgenti

Attuazione, ecco. Identità, interoperabilità, sicurezza: queste tre le cose principali da fare, secondo il direttore pro tempore dell’Agid Francesco Tortorelli, in una recente intervista.

Vediamo nel dettaglio, posto che i documenti di riferimento sono il piano triennale ict della PA (vedi lo stato) e il nuovo CAD.

  • Bisogna definire i poli strategici nazionali, i datacenter di Stato, sistemando così il grande dilemma delle infrastrutture pubbliche. Precondizione per una vera grande e funzionale cloud di servizi PA.
  • Al punto precedente si collega la realizzazione dell’interoperabilità applicativa (API pubbliche) e dei sistemi informativi della PA. Su questo sembra che siamo in dirittura d’arrivo con le regole, in verità attese già da molti mesi.
  • Bisogna definire il futuro di Spid, puntellare il ruolo dei service provider privati (magari rivedendo i tariffari da pagare agli identity provider, uno dei provvedimenti che era imminente prima del cambio del direttore) e fissare in modo più forte lo switch off per la PA (l’obbligo ad accettare solo Spid per l’autenticazione).
  • Il nuovo Cad è inattuato. Bisogna realizzare il domicilio digitale, tra le altre cose. 
  • Bisogna proseguire con la diffusione di PagoPA (un esempio di successo finora, tutto sommato) e ANPR.
  • Bisogna portare a maturità il tema della sicurezza informatica della PA, oltre le misure minime.
  • Quanto ad aspetti strutturali, l’Agid deve riprendere in mano gli accordi con le Regioni e Citta Metropolitane (soggetti aggregatori), ora nella fase attuativa, per la gestione dei fondi europei del Crescita Digitale (4,6 miliardi) e l’utilizzo dei fondi del Pon Governance (70 milioni di euro che l’Agenzia intende usare per aiutare le Regioni a sviluppare/adottare i progetti digitali). A fine giugno c’è stato il primo accordo con l’Abruzzo. Annunciate anche Puglia, Sardegna, Emilia-Romagna e Calabria e ora bisogna accelerare.

Come sfondo, giova ricordare le parole di Samaritani a ForumPa di maggio 2018: un bilancio sulle cose fatte e i nodi ancora aperti.

Persone e governance

Se questi sono i dossier, resta evidente che gli strumenti per lavorarci sono ancora incompleti. Per prima cosa, non si sa il futuro del Team Digitale, appeso al filo del decreto MilleProroghe, ora in fase di conversione parlamentare. Un emendamento potrebbe assicurare la proroga, almeno di un anno, per la struttura commissariale. Tanti gli interrogativi: il Team Digitale, se resterà, continuerà a esercitare una funzione strategica, lasciando all’Agid quella esecutiva? Cambieranno i pesi? Il Team si scioglierà o in parte confluirà nell’Agid (che ha per altro un problema di personale e competenze specifiche, con pochi tecnici e dirigenti – collaboratori esclusi)?

E la governance sarebbe un tassello – per quanto fondamentale – di un quadro più largo di cose da fare e ormai urgenti, a partire dal tema delle competenze digitali e dell’accountability PA (come scrive oggi Fernanda Faini).

Confidiamo, a proposito, che tra i 450mila assunti annunciati dalla ministra Bongiorno, nella PA per il 2019, ci siano molte figure utili alla trasformazione digitale. Posto che il ricambio nella PA italiana, ormai non più rimandabile, è solo condizione necessaria, ma non sufficiente, per un vero progetto. Per questo è necessaria un’azione di sistema che l’Italia non ha mai avuto la forza (o la sensibilità) di fare, sui temi dell’innovazione. Da cui pure – giova ricordarlo – dipende la nostra competitività internazionale, la sostenibilità del nostro sistema sanitario e del welfare e, in generale, il futuro del sistema Paese. 

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