Fondo Innovazione, la leva per digitalizzare i Comuni: ecco come - Agenda Digitale

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Fondo Innovazione, la leva per digitalizzare i Comuni: ecco come

L’enorme adesione al Fondo Innovazione ha fatto emergere nei mesi scorsi alcune criticità, ma gli aspetti positivi sono stati molti e l’iniziativa può sicuramente essere presa a modello per le future misure dedicate alla trasformazione digitale della PA. Facciamo il punto sui fattori che hanno fatto la differenza

01 Apr 2021
Andrea Tironi

Project Manager - Digital Transformation

Laura Vergani

Project Manager per la Pubblica Amministrazione

Il Fondo Innovazione rappresenta una svolta nell’ambito della spinta alla digitalizzazione dei Comuni, rispetto a quanto fatto per lo meno negli ultimi 15 anni.

Negli ultimi due decenni le misure a livello nazionale dedicate all’innovazione digitale nella PA hanno consentito una digitalizzazione a macchia di leopardo dovuta al fatto che le regole di partecipazione e attuazione erano talmente complesse che solo gli enti più forti, più preparati e organizzati hanno potuto beneficiare di quelle opportunità. Pensiamo al Programma ELISA, o all’avviso pubblico OCPA 2020. Questo modus operandi, oggi, sembra appartenere a un’era geologica fa: non era arrivato ancora Piacentini a rivoluzionare il modo di gestire l’innovazione, non avevamo un piano triennale per l’Informatica, gli enti non avevano degli obiettivi chiari e misurabili da traguardare.

Una digitalizzazione alla portata dei Comuni

Da quando questa rivoluzione è avvenuta cosa è stato fatto a livello di finanziamento pubblico per spingere verso una digitalizzazione diffusa e alla portata di tutti i nostri quasi 8.000 comuni?

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Pensiamo soprattutto all’incentivo per l’adesione ad ANPR promulgato dal Dipartimento per la Funzione Pubblica. Ricordiamo il meccanismo: un “quasi” automatismo, per il quale l’ente non deve presentare alcuna domanda complessa per ricevere il finanziamento: non appena viene verificato il subentro in ANPR, sul conto di tesoreria dell’ente viene accreditato l’importo definito (previo aver comunicato l’IBAN). Ha funzionato? Certamente: nell’ultimo paio di anni ha supportato i piccoli comuni i cui fornitori di anagrafe chiedevano un contributo per l’adeguamento dei propri software.

Questa misura ha aiutato l’adesione ad ANPR, anche se non ha sortito l’effetto di velocizzare e spingere l’adesione ad ANPR pur supportando l’adozione. Sono stati altri i fattori che hanno determinato il successo di questo progetto, di cui il finanziamento, è stato uno dei passi.

Proseguendo il percorso nell’ambito dei finanziamenti, evidenziamo il tentativo di supporto nel raggiungimento del traguardo degli obiettivi dettati dal DL Semplificazioni, realizzato nel 2020 con il bando Piccoli Comuni. Un bando il cui iter temporale, organizzativo e gestionale è oggi ancora poco chiaro.

Il Fondo Innovazione

Veniamo ora invece al Fondo Innovazione. La scadenza del 28 febbraio, su impulso del DL Semplificazioni, ha provocato uno sforzo massivo da parte degli enti locali per consentire un accesso digitale dei propri servizi a cittadini e imprese.

Consci della baseline di adesione e utilizzo delle piattaforme abilitanti da cui partivano nel 2020 la maggior parte dei Comuni, è stata pensata una misura che accelerasse e accompagnasse il raggiungimento del traguardo di quanto richiesto per legge, attraverso il conseguimento di tre obiettivi: adesione e attivazione dei servizi su pagoPA, loro collegamento ad APP IO e accesso tramite Spid e CIE.

La misura definita dal Dipartimento per la trasformazione digitale e da pagoPA S.p.A. supera secondo noi i punti di debolezza dei finanziamenti sopra descritti. Come?

  • Un iter amministrativo iper-semplificato per aderire al fondo: la compilazione del form che andava fatta entro il 15 gennaio richiedeva 5 minuti e una firma. Prova di quanto sia stato semplice, l’enorme adesione anche se la finestra disponibile è stata di un mese, con in mezzo la pausa natalizia.
  • Nessuna necessità di rendicontazione per ottenere il contributo e, altro fattore,
  • il coinvolgimento del mondo delle imprese tecnologiche fornitrici della PA. I benefici che auspichiamo non sono tanto da rilevare in questo mese di marzo, ma bisogna pensare al medio termine, cioè alla seconda scadenza del prossimo 31 dicembre: in questi mesi il lavoro congiunto degli enti con i propri fornitori avrà come effetto quello di produrre omogeneità nei territori circa i diritti dei cittadini di usufruire di servizi digitali. È indubbio che la scadenza ravvicinata del primo step del bando (un paio di mesi dalla pubblicazione ufficiale della misura) ha fatto sì che i fornitori e gli enti si muovessero soprattutto per raggiungere l’obiettivo senza definire una vera e propria roadmap di trasformazione digitale. I prossimi 10 mesi invece dovranno essere intrisi di un intenso lavoro volto a scaricare a terra quanto seminato tra gennaio e febbraio.

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Semplificare non basta

Il terzo punto è importante, anzi fondamentale. Chiarisce che semplificare (uno slogan sempre valido per la PA italiana) non basta, vanno coinvolti tutti gli attori della filiera con incentivi mirati a premiare un comportamento virtuoso che permetta di raggiungere risultati pratici con impatto su tutti gli stakeholder:

  • i cittadini si trovano servizi digitali uniformi sul territorio,
  • le PA erogano servizi digitali,
  • i fornitori della PA vedono pagato il loro percorso di miglioramento e crescita e accompagnamento degli enti locali. Ovvero vedono finanziato tramite il bando il loro cambio di modello da fornitori, a partner e accompagnatori degli enti nella trasformazione digitale che sarà un passo fondamentale per il futuro delle prossime generazioni e per la vita delle imprese italiane o che vorranno venire in Italia, perché è evidente che più di 7000 comuni italiani (quelli medio piccoli) da soli non riescono a realizzare questo cambiamento.

Si dice spesso che la PA è l’acceleratore dell’economia (e a maggior ragione dovrà esserlo con l’arrivo del PNRR) e il ruolo che questo bando dà ai fornitori della PA dovrebbe davvero consentire un grosso stimolo per questi ultimi a traghettare il proprio parco clienti (e i propri business model) verso il raggiungimento degli obiettivi e anche di allargare il proprio perimetro, se dotati di un’offerta adeguata e competitiva. I fornitori hanno dovuto in brevissimo tempo organizzarsi per far fronte al grande impegno che li vede protagonisti in questo 2021. Una ventata di aria fresca in un mercato fin troppo stagnante, perlomeno fino ad oggi.

In sintesi, sicuramente l’enorme adesione al Fondo Innovazione ha fatto emergere negli scorsi mesi alcune difficoltà per tutti e tre gli attori coinvolti nell’execution degli obiettivi del bando (PA Centrale, locale e fornitori), ma gli aspetti positivi sono stati innumerevoli e Fondo Innovazione può sicuramente essere preso come modello per le future misure dedicate alla trasformazione digitale della PA.

I fattori vincenti:

  • accesso facilitato degli enti,
  • semplificazione amministrativa,
  • coinvolgimento dell’impresa privata.

Per giudicarne gli effetti sui territori, aspettiamo gennaio 2022: i prossimi 10 mesi saranno il campo di lavoro delle “buone intenzioni” previste dalla scadenza del 28 febbraio.

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