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IL PUNTO

Quale procurement per fare l’Italia digitale: le prossime sfide

Le direttive UE e il Codice Appalti costituiscono la base normativa di partenza, ma la sfida dell’execution è ancora tutta da giocare: utilizzo degli strumenti più evoluti di procurement dell’innovazione e governance digitale sono priorità. Ecco le analisi degli esperti

16 Lug 2018

Barbara Weisz

Procurement

La sfida per migliorare gli acquisti della pubblica amministrazione è (almeno) duplice: da un lato, le tecnologie e l’innovazione applicate alle procedure portano risparmi e maggior qualità degli appalti. Dall’altra, le tecniche di procurement dell’innovazione consentono (o dovrebbero consentire) alle pubblica amministrazione di acquistare, appunto, innovazione digitale. Sono entrambi temi fondamentali per l’agenda digitale e per la crescita del paese, perché riguardano l’efficienza delle gare e la trasformazione digitale della PA. Il primo aspetto ha un impatto economico immediato, nel senso che una gara d’appalto che riesce prima a stimolare l’offerta e poi a selezionare la proposta migliore consente non solo di acquistare il miglior prodotto, o il miglior servizio, o a realizzare un’opera nel migliore modo possibile, ma anche di risparmiare (niente sprechi, più efficienza, e via dicendo). Il procurement dell’innovazione invece ha un orizzonte più ampio, esattamente come la digitalizzazione di un’azienda, che porta vantaggi sul lungo periodo.

Il bilancio di sostenibilità Consip

Consip ha appena pubblicato un bilancio di sostenibilità (il primo della sua storia), che fornisce una serie di cifre utili: 8 miliardi di risparmi nel 2017 grazie a risparmi di prezzo, innovazione, green procurement. La riqualificazione della spesa passa attraverso gli strumenti che servono non solo a spendere meno, ma anche a spendere meglio, la capacità di innovare si riassume nel ripensare e ridisegnare processi, prodotti e servizi per dare sempre più valore, l’attenzione al green ha portato nel 2017 risparmi pari a 800 milioni di euro.

Le priorità europee

Il tutto è perfettamente in linea con le priorità europee, a cui dedichiamo un approfondimento di Daniele Tumietto, che mettono l’accento su una serie di fattori tradizionalmente fondamentali (trasparenza, accesso ai mercati) e su aspetti più strettamente legati all’innovazione, in primis il green procurement, su cui Bruxelles prepara nuovi documenti di indirizzo, nello sofrzo di superare un punto debole degli appalti europei, che nel 55% dei casi utilizzano il criterio del prezzo più basso, senza prestare evidentemente la dovuta attenzione agli aspetti legati a qualità, sostenibilità e innovazione.

Codice degli Appalti e Innovazione

Anche il nuovo Codice degli Appalti in vigore ormai da un anno contiene novità importanti sugli appalti green, a più riprese analizzati da Agendadigitale.eu, sui criteri di aggiudicazione, sulla digitalizzazione. E sul nodo cruciale relativo al rapporto (non virtuoso) fra il criterio del minor prezzo e gli acquisti di innovazione. «Bisogna avere la consapevolezza che l’affidamento al minor prezzo rende pressoché impossibile l’innovazione» sottolinea Paola Conio, sottolineando (fra le altre cose) l’esigenza di introdurre strumenti operativi di semplificazione efficaci nel procurement pubblico.

Gli «strumenti più evoluti nell’ambito del procurement dell’innovazione rimangono ancora poco praticati», rileva anche Andrea D’Acunto, in un pezzo che analizza gli sforzi fatti fino a questo momento dalla pubblica amministrazione e analizzi gli strumenti più adatti per promuovere l’innovazione della PA.

Il nodo della governance

Il tema dei passi ancora da fare per migliorare gli acquisti della PA, in primis quelli di innovazione, continuerà ad essere al centro delle analisi degli esperti di Agendadigitale.eu, nella convinzione che in questi primi mesi di lavoro del nuovo Governo un’analisi a 360 gradi delle priorità e delle strategie possa essere un utile contributo. Anche in vista degli importanti appuntamenti del futuro prossimo. A chi affidare, e con quale mission, il dopo Samaritani ai vertici di Agid? Continuerà a lavorare o no il team digitale di Diego Piacentini? Carlo Mochi Sismondi offre un sintetico excursus delle scelte, non sempre coerenti, che si sono succedute negli ultimi anni in tema di governance digitale, e auspica che il nuovo esecutivo metta a punto i necessari correttivi. Perché, spiega, al momento, «non si sa chi comanda su temi importanti se non attraverso quelle che sono state informali e illogiche spartizioni, per cui ad esempio il Team si è preso la bega dell’ANPR, mentre l’AgID si è occupata di temi di frontiera quali l’Intelligenza Artificiale». E per mettere definitivamente ordine, conclude, «bastano pochi DPCM (Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri per chi non ha familiarità con le sigle) che possono essere approvati in poche settimane». La Governance del digitale è il punto più dolente del decalogo per far ripartire l’Italia Digitale, rincara la dose Giovanni Manca, mettendo a sua volta l’accento sui due nodi legati al nuovo vertice Agid e al lavoro del Team di Piacentini.

Si potrebbe aggiungere che forse una maggior attenzione al rapporto che c’è fra il procurement dell’innovazione e la digitalizzazione della pubblica amministrazione non guasterebbe. Nel frattempo, non dimentichiamoci le best practices, che ci sono: Giuseppe Gattulli, ad esempio, presenta un bilancio sui benefici del procurement tutto digitale che la Regione Lombardia attua dal 2011, in netto anticipo sulle normative europee.

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