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framework del Polimi

Comuni e digitale, va peggio di quanto sembra: un nuovo modello per valutarne la maturità

La PA italiana procede verso la digitalizzazione, ma la velocità è molto discontinua tra comuni. Ecco le prime evidenze sul framework del Polimi sullo stadio avanzamento degli Enti locali e regionali rispetto al piano triennale Agid. Per risolvere i nodi, servono linee guida chiare e strumenti semplici

24 Giu 2019

Michele Benedetti

Direttore dell'Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano

Luca Tangi

Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano


I Comuni italiani sembrano più in ritardo sul digitale rispetto a quanto risulterebbe dai dati ufficiali. Basta cambiare il modello di analisi per accorgersene.

Sì, i dati forniti da Agid sullo stato dell’arte dei principali progetti del Piano Crescita Digitale – Fatturazione Elettronica, SPID, pagoPA, Digital Security (CERT-PA), FSE, Open Data, anagrafe unica (ANPR) – sono sicuramente interessanti, ma non permettono di cogliere appieno lo sforzo che gli Enti devono intraprendere per rendere efficace l’adozione di queste piattaforme né di tracciare il percorso che devono compiere per incardinarle all’interno della propria struttura organizzativa e dei propri processi.

I Comuni, dal canto loro, hanno un ruolo centrale quale principale interfaccia tra Pubblica Amministrazione e cittadini, e nel processo di ammodernamento dell’apparato amministrativo al fine di garantire servizi pubblici in linea con le attese dell’utenza. Un ruolo riconosciuto anche dal nuovo Piano Triennale 2019-2021, che, riprendendo quanto già evidenziato nel precedente, solleva altresì l’urgenza di concentrare gli sforzi su diverse infrastrutture e piattaforme, che raggiungeranno completa attuazione solo se adottate estensivamente su tutto il territorio italiano.

È proprio con il duplice scopo di accompagnare e accelerare le iniziative di digitalizzazione degli Enti locali e di monitorare lo stato di avanzamento di alcuni importanti progetti inseriti all’interno del Piano Triennale che l’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano ha creato un framework per valutare il livello di maturità per l’attuazione del Piano Triennale.

PagoPa, lo stato dell’arte nei piccoli comuni

Prendiamo, ad esempio, pagoPA. I dati di monitoraggio mostrano che sono 14.469 (62,1%) le PA che hanno concluso la procedura di attivazione e sono operative su pagoPA, e 3.602 (24%) le PA che hanno portato a buon fine almeno un pagamento digitale sulla piattaforma dell’AgID.

Siamo quindi a buon punto nel percorso che dovrebbe portare, come previsto dalla normativa, tutte le PA a far transitare tutti i pagamenti attraverso pagoPA entro il 31.12.2019? Da una Ricerca dell’Osservatorio eGovernment del Politecnico di Milano emerge come i Comuni siano un po’ in affanno. Come già riportato a marzo 2019, solo circa il 10% dei Comuni rispondenti ha dichiarato di aver attivato tutti i servizi su pagoPA e solo il 14% ha dichiarato che intende attivare tutti i servizi di pagamento gestiti dall’Ente su pagoPA entro il 2019. Solo il 3% dei Comuni, infine, ha “fatto lo switch-off”, ha cioè chiuso qualsiasi altro canale di pagamento per almeno un servizio. Grazie a questi dati raccolti a integrazione di quanto riportato dal monitoraggio di AgID, l’Osservatorio è riuscito a affermare che presumibilmente, salvo cambi di rotta “solo il 10% dei Comuni italiani avrà attivato tutti i servizi su pagoPA entro la fine del 2019, rispettando quanto indicato dal CAD e dal Piano Triennale.”.

Open Data, faro sulla qualità dei dati

Esempio analogo può essere fatto per quanto riguarda gli Open Data. I dati di monitoraggio AgID raccontano di uno stato di attuazione addirittura migliore di quelli che erano i valori target previsti per il 2020: sono 25.193 i dataset pubblicati su dati.gov.it (a fronte di un target per il 2020 di 25.000) e 447 amministrazioni che pubblicano dati (a fronte di un target per il 2020 di 300). Tuttavia per capire se si tratta di un risultato sostenibile nel tempo è necessario essere consapevoli di quali dati vengono pubblicati, della loro qualità e soprattutto delle caratteristiche del loro processo di pubblicazione.

Un’indagine dell’Osservatorio eGovernment del 2018 evidenzia che solo il 7% dei Comuni ha strutturato un vero e proprio processo di gestione e valorizzazione del dato. Al contrario, quasi il 60% di coloro che pubblicano presentano una scarsa qualità dei dati, a causa di una inadeguata o assente formalizzazione dei processi di gestione dei dati.

Se dunque la PA italiana si è incamminata verso la digitalizzazione, è anche vero che non tutti si muovono alla stessa velocità. Per evitare che si creino troppi divari tra le amministrazioni più capaci e quelle che maggiormente arrancano nel gestire l’innovazione, sono necessarie linee guida chiare e strumenti semplici, così da consentire anche a chi è meno strutturato di raggiungere i traguardi posti a livello centrale.

Il framework per valutare il livello di maturità degli enti

Il framework dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano fa un primo tentativo di codificare i passi che un Ente dovrebbe intraprendere per raggiungere gli obiettivi fissati a livello nazionale, fornendo al contempo uno strumento di autovalutazione sull’attuale stato di avanzamento del percorso di digitalizzazione. Il framework è stato costruito sulla base dei componenti del Modello Strategico del Piano Triennale 2019-2021.

Si sono così definiti una serie di ambiti di azione: Governare la trasformazione digitale, Sicurezza, Infrastrutture, Modello di interoperabilità, Piattaforme (in particolare SPID, ANPR, pagoPA), dati della PA, accesso ai servizi.

In questo senso, se guardiamo di nuovo a pagoPA, osserviamo che nella valutazione del livello di maturità dell’adozione della piattaforma dei pagamenti, i primi passi riguardano la sperimentazione in ambiti circoscritti. Lo sviluppo atteso è la coesistenza di pagoPA con altri canali. Il processo si considera completo solo quando l’uso di pagoPA è esteso a tutti i servizi contenenti un pagamento e tutti i pagamenti transitano dal Nodo.

Nel caso invece degli Open Data, le azioni che ambiscono a valorizzare il patrimonio informativo pubblico-nazionale (“dati della PA” secondo il Modello Strategico del Piano Triennale 2019-2021) partono dalla pubblicazione dei dataset obbligatori, proseguono con l’adozione dello standard DCAT-AP e successivamente con la sperimentazione di un processo di pubblicazione. L’ultimo stadio consiste nella pubblicazione sistematica di tutti i dati della PA seguendo le linee guida sulla meta-datazione (DCAT) definite da AgID e con un processo di pubblicazione strutturato e automatizzato.

Con lo scopo di valutare lo stato dell’arte sull’avanzamento degli Enti Locali e Regionali rispetto alle tematiche del Piano Triennale, a partire dal framework sono state strutturate e inviate due indagini rivolte rispettivamente alle Regioni e Province Autonome e ai Comuni. Sono già state registrate 500 risposte, ma gli Enti potranno rispondere fino a fine luglio 2019 e l’Osservatorio auspica un’importante partecipazione così da poter offrire una fotografia esaustiva dello stato dell’arte sul territorio nazionale.

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