l'analisi

Spid e IO non fanno la PA digitale: tutti gli errori di strategia e le cose da fare

Troppi sono ancora gli ostacoli all’uso del digitale, troppe le problematiche, troppe le complessità che rendono difficile l’integrazione della modalità digitale nelle prassi operative quotidiane dell’Amministrazione, Davvero il Governo pensa di rianimare la trasformazione digitale puntando solo su Spid e IO? Non ci siamo

02 Dic 2020
Sergio Sette

consulente informatico e digital trasformation

italia digitale

Col recente DL Semplificazioni il Governo, consapevole delle difficoltà del percorso verso la trasformazione digitale della PA, ha cercato di rianimarne il cammino.

Lo ha fatto puntando tutto su due cavalli: SPID e App IO. Sarà sufficiente per recuperare il ritardo? Esaminiamo le novità per capirlo.

Le novità in sintesi

La strategia con cui si tenta di rianimare il processo di digitalizzazione si fonda su questi pilastri:

  • Il diritto, ora sancito nel CAD, all’art. 7, di poter accedere ai servizi digitali attraverso la propria identità digitale (e la APP IO)
  • Entro il 28 febbraio 2021 tutti i servizi erogati ai cittadini dovranno essere accessibili solo (nel senso che non ci potranno essere altri tipi di credenziali, anche le vecchie non potranno essere utilizzate dopo il 30 settembre) con SPID o CIE (per le imprese e i professionisti la data sarà invece fissata con apposito decreto)
  • Sempre entro il 28 febbraio tutte le PA devono presentare il piano per rendere accessibili tutti i loro servizi online, anche attraverso IO (e quindi da device mobile, in ossequio al principio del “mobile first” che ha scalzato il per altro mai adottato principio del “digital first”)

Il tutto arricchito da sanzioni, sulla carta, gravi, perché colpirebbero in modo relativamente pesante non solo le tasche dei Dirigenti inadempienti, a cui verrebbe decurtato non meno del 30% dell’indennità di risultato e del trattamento accessorio collegato alla performance individuale, ma anche dei loro sottoposti (!) a cui non si potrebbero attribuire premi o incentivi.

WEBINAR
18 Ottobre 2022 - 15:00
Strategia Omnicanale: quanto la conosci e la usi? Sfide e strategie per essere un passo avanti
Digital Transformation
Intelligenza Artificiale

Piccola nota di colore: il termine del 30 settembre che ho citato sopra, contrariamente alle altre disposizioni presenti nel DL semplificazioni che vanno a modificare il contenuto del CAD, è rinvenibile solo nel DL Semplificazioni stesso; chissà, forse una svista, oppure, volendone dare un’interpretazione maliziosa, per evitare che nel CAD rimanga traccia di qualche termine che, ampiamente disatteso, come ad esempio quello del 1 gennaio 2013 relativo all’obbligo dell’uso del domicilio digitale (domicilio digitale che ancora, a 9 anni dalla scadenza, non c’è!) per le comunicazioni con i cittadini, provochi perenne imbarazzo al legislatore.

La rivoluzione (che non c’è)

Queste azioni sono state accompagnate, come è ahimè usuale, da una tambureggiante campagna mediatica infarcita dai soliti proclami, puntualmente riportati dalle maggiori testate, dal tenore fra il profetico e il trionfalistico: “entro febbraio 2021 tutti i servizi della PA online e accessibili con SPID”.

In realtà le misure contenute nel DL Semplificazioni non cambiano di una virgola lo stato delle cose e non sono destinate a farlo nemmeno nel medio termine.

Pensare di risolvere i problemi del digitale nella PA italiana aggiungendo al CAD l’ennesimo diritto (puntualmente calpestato) e inserendo nuovi obblighi e scadenze o “codici di comportamento”, al già lungo elenco di adempimenti non rispettati/rispettabili, è come minimo un segno di cattiva percezione del problema e del reale stato delle cose.

Ma davvero si può solo immaginare che il mancato funzionamento del digitale in Italia sia imputabile alla bassa adozione di SPID da parte delle PA? Che la strategia per il digitale siano SPID e IO?

Come se non bastasse, questo modo di comunicare crea inevitabilmente tensioni e contenzioso fra le varie anime della PA, perché carica implicitamente (ma nemmeno poi tanto implicitamente) la responsabilità delle mancanze e l’arretratezza della PA ad una sola parte, la PAL ed i Comuni in particolare.

I nuovi (pochi) fondi per i Comuni

Nemmeno il recentissimo piano (i dettagli qui) , annunciato in pompa magna che prevede un finanziamento di 50 milioni per aiutare i Comuni (in realtà una goccia nel mare, 6.000 euro a comune) nell’adozione di SPID e IO, aiuta. Perché opera con la stessa logica, i finanziamenti sono in realtà destinati alle Regioni che a loro volta predispongono dei progetti di sostegno per i Comuni. Evidentemente non giudicati capaci. Un modo curioso di intendere il concetto di sussidiarietà.

Un approccio in realtà non nuovo: solo alcuni mesi fa, annunciato con la medesima enfasi era stato pubblicato un bando per 42 milioni per i piccoli comuni con meno di 5.000 abitanti; anche in questo caso il Comune non poteva presentare il progetto autonomamente ma doveva necessariamente avvalersi di “centri di competenza Nazionale” da individuare ad hoc.

Di qualche giorno fa la lettera congiunta Dadone-Pisano (ministre Pa e innovazione) perché i Comuni accelerino la digitalizzazione.

In un momento come questo non è bene creare divisioni e contrasti nella PA, in primo luogo perché nessuno è in grado di scagliare la prima pietra, e in seconda battuta perché buone e cattive amministrazioni esistono sia a livello centrale che locale.

Andrebbe presa coscienza del fatto che l’arretratezza non è causata da questa o quella amministrazione, è un problema diffuso e con una pletora ampissima di concause, imputabili primariamente alla cattiva politica fin qui seguita che evidentemente non è stata capace di produrre i risultati attesi.

SPID può davvero essere la “chiave” per la digitalizzazione?

SPID, non dimentichiamolo, è semplicemente un sistema di autenticazione. Una parte che, sebbene importante, ha davvero un peso poco rilevante sullo sviluppo complessivo e la diffusione dei servizi online.

Per fare un paragone non informatico è come se un sistema di accesso standardizzato alle automobili, fosse un fattore determinante per la performance delle auto stesse.

E, per restare nell’ambito dell’informatica, come se il SSO fosse determinante per la qualità ed il corretto funzionamento dei sw.

Il soffermarsi a capire cosa sia in realtà SPID, ci fa capire come il puntare tutto su questo aspetto sia fuorviante e poco utile.

Eppure, in questi giorni, anche per effetto del blocco del sistema nel corso del Clic Day, è tutto un gran parlare di SPID. Un continuo fiorire di analisi, alcune molto interessanti, come quella di Eugenio Prosperetti) , ma che spostano il focus dal vero problema, che è, ripeto, la mancanza di servizi online e la loro mediocre qualità, e non tanto come vi si accede.

SPID è un tassello, importante quanto si vuole del sistema, ma l’unica cosa che davvero conta è che esista, sia stabile e sicuro. Punto.

Poi che sia implementato dallo Stato, dai privati, che sia un sistema federato o meno, se sia da considerarsi un’infrastruttura nazionale strategica (certo che lo è, se si ferma SPID, si bloccano i servizi!), una volta che funziona, è relativamente poco importante.

Questo continuare a parlarne e discuterne è semplicemente il segnale che, a 7 anni abbondanti dalla sua definizione, il sistema è tutt’altro che pronto a sopportare il grande carico che è stato posto sulle sue spalle. Se tutto funzionasse a dovere non se ne sentirebbe parlare, questo è certo.

Poi, chi scrive, essendo nato in zona di confine e potendo confrontare la nostra strategia con quella della vicina Austria (da sempre al vertice del DESI), può anche pensare che la scelta con cui sono stati pensati i servizi essenziali/abilitanti (oltre all’Identità Digitale, il Domicilio Digitale, la firma elettronica e la comunicazione certificata) sia poco adatta, specie a garantirne la massima accessibilità da parte dei cittadini e delle imprese e la loro massima diffusione, ma anche questo è in realtà poco importante. L’importante è che ci siano e che funzionino a dovere. E questo è compito dello Stato.

Quali sono i (veri) problemi del digitale nella PA

Ma cosa vuol dire fornire “servizi online” a cittadini/imprese? Banalizzando un po’, ma poi nemmeno tanto, specie per i Comuni, per adempiere a quanto stabilito dagli articoli 3-bis, 7 e 64-bis del CAD, quelli a cui la politica sembra più tenere in questo momento, è sufficiente dotarsi di un “portale delle istanze”.

Cosa che, dal punto di vista prettamente tecnico ed economico, è assolutamente alla portata di tutti i Comuni. Esistono infatti, nel pur asfittico e un po’ deprimente panorama delle soluzioni IT per la PAL, diversi prodotti in grado di soddisfare questa esigenza. Già completi di centinaia di moduli pronti all’uso, accessibili con SPID e CNS (e credo ora anche con CIE), integrati con i maggiori SW di Gestione Documentale, PagoPA, con possibilità di poter essere integrati con altri componenti del sistema (anagrafe, contabilità, ecc.).

Più che chiedersi il perché della scarsa adesione a SPID, sarebbe utile interrogarsi sui reali motivi di tanta ritrosia a dotarsi di strumenti di questo tipo. Al di là dell’endemica resistenza al cambiamento che caratterizza tutta la PA, dirigenti in testa, la risposta darebbe senz’altro utilissime indicazioni sulle azioni da intraprendere se davvero si volesse far decollare il digitale.

Perché, al di là della retorica e dello storytelling dominante, il digitale, nella pratica quotidiana è ancora costellato di ostacoli e trabocchetti di tutti i tipi. Elencarli tutti è ben oltre lo scopo di questo breve pezzo, provai a descriverli più dettagliatamente alcuni anni fa, ed anche se in questi ultimi tempi qualcosa è cambiato, quell’elenco è ancora in linea di massima attuale. Per chi fosse interessato a farsi un’idea di quali siano i tipici problemi che un funzionario pubblico si trova giornalmente ad affrontare, lo scritto è pubblicato qui.

Ed è proprio nella direzione di eliminare questi ostacoli concreti, che fra l’altro sono quelli che danno forza al “burosauro” che si oppone al cambiamento, che li conosce alla perfezione e li sfrutta a suo vantaggio, che si dovrebbe orientare l’azione del Governo.

Troppi sono ancora gli ostacoli all’uso del digitale, troppe le problematiche, troppe le complessità che rendono difficile l’integrazione della modalità digitale nelle prassi operative quotidiane dell’Amministrazione, specie per quella piccola, che non ha capacità/competenze, fondi, e in alcuni casi forse nemmeno la stringente necessità di farlo.

Qualsiasi politica che davvero volesse agevolare la transizione alla modalità operativa digitale, dovrebbe adoperarsi per raccogliere queste problematiche, analizzarle e cercare di darne rapida soluzione.

In primo luogo, dare certezze, anche giuridiche a chi con il digitale deve operare giornalmente, sul campo. Operare poi con azioni che producano risultati apprezzabili e coerenti con le politiche di medio termine in tempi compatibili (il famoso “time to market”).

Che cosa dovrebbe fare il Governo

Esempi su cosa dovrebbe fare chi governa? Quanti ne si vuole (solo per citarne alcuni, ma l’elenco è potenzialmente infinito):

  • Emanare tutti i decreti attuativi e le linee guida mancanti e che bloccano da anni, anzi, in alcuni casi da lustri, interi ambiti del digitale;
  • Semplificare, uniformare e raccordare fra loro le norme sul digitale: inutile avere un CAD infarcito di principi e regole “salvo non diversamente disposto”, specie quando il diversamente disposto è la norma;
  • INAD (il domicilio digitale per le persone fisiche, ne avevo parlato qui); previsto come obbligatorio dal 2013, ad oggi ancora non attivo; come pensare che si possa operare nel digitale se manca l’elemento essenziale per poter comunicare? Che si aspetta?
  • Attivare tutti quegli strumenti, anche banali, che consentano a chi opera, di non avere ostacoli (né scuse); solo per citarne alcuni: e@bollo, che attendiamo da 10 anni, dove si è arenato? È mai possibile che solo con la finanziaria 2020 ci si sia resi conto che le notificazioni nel digitale sono un incubo? E solo un anno dopo si sia deciso di trovare una, seppur parziale, soluzione? Che per altro richiede almeno 2 Decreti attuativi solo per iniziare ad essere progettata?
  • Applicare davvero il principio del “digital first”, nel vero senso del termine: la norma è il digitale, l’analogico un’eccezione il più possibile limitata; è necessario rendersi conto che il doppio canale, digitale ed analogico, è un peso insostenibile per le amministrazioni e cercate strategie per operare solo in digitale capaci di rispettare e supportare chi non è in grado di farlo (come ad esempio si pensò di fare all’art. 3-bis comma 3-bis del CAD, salvo non emanare mai il Decreto attuativo che avrebbe dovuto metterlo in pratica)
  • E ancora, semplificare, realmente, la macchina amministrativa in coerenza con gli obiettivi definiti: ad es. vogliamo il “mobile first”? allora operiamo in modo che sia, in concreto realizzabile; con moduli che hanno anche 30 pagine A4 da compilare, come si pensa di poter fare a presentarle con uno strumento con un monitor di pochi pollici?
  • Costruire le infrastrutture tecnologiche davvero capaci di traghettare la PA verso il Cloud, in modo sensato, semplice ed economico; anche in questo caso, il progetto è partito nel 2013 e, ben lontani dall’averlo anche solo parzialmente completato, ci troviamo con il DL Semplificazioni che sembra aver spostato le lancette indietro di qualche anno;
  • Capire, ed operare di conseguenza, che non esiste solo il diritto al digitale ma che, come per altro ci ricordano gli articoli 12 e 15 del CAD, una delle motivazioni per effettuare la transizione è quella di rendere più efficiente e trasparente la PA; ciò significa progettare un digitale capace davvero di aiutare le PA nel loro lavoro quotidiano e non sia, come ahimè è ancora oggi, più spesso un peso che un aiuto.

L’elenco, come dicevo, potrebbe prolungarsi all’infinito, ma il suo scopo non era quello di essere esaustivo, quanto di supportare la domanda con cui concluderò: alla luce di tutto questo vi sembra davvero che l’adozione di SPID (e IO) sia davvero il problema su cui spendere tutte le risorse?

A me, in tutta onestà, no.

WHITEPAPER
Sai come implementare una rivoluzione dell’IT che parte dai processi più profondi?
Digital Transformation
Software
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
PA
Sostemibilità
Analisi
Formazione
Salute digitale
Sicurezza
Sostenibilità
Digital Economy
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articolo 1 di 4