LegalTech in Italia: per ora un’opportunità mancata - Agenda Digitale

Tecnologie settore legale

LegalTech in Italia: per ora un’opportunità mancata

Le innovazioni tecnologiche semplificano e permettono di incrementare qualitativamente il lavoro di un legale. Ma tanti professionisti sono ancora restii all’introduzione del LegalTech e della trasformazione digitale dei servizi legali e giudiziari. Ecco perché

25 Ago 2021
Tommaso Ricci

Data Protection and LegalTech Specialist

Luca Visconti

Associate di Visconti Studio Legale

L’idea che la tecnologia possa sostituire i professionisti è oramai un mito del passato ed ogni giurista moderno sa bene quanto la tecnologia sia fondamentale non solo per gestire le incombenze quotidiane in maniera efficiente, ma anche per lavorare in maniera agile sfruttando gli strumenti di condivisione.

Soprattutto nel settore legale, anzi, le innovazioni tecnologiche semplificano e permettono di incrementare qualitativamente il lavoro di un professionista. Se da un lato sono sempre di più le startup LegalTech che offrono servizi innovativi per giuristi, avvocati ed aziende, al fine di semplificare e migliorare il loro lavoro, dall’altro sono ancora poche quelle nostrane.

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Tecnologie del cambiamento: le opportunità del LegalTech

L’Italia è la culla del diritto, ma è anche il paese delle copie di cortesia e degli esami di abilitazione scritti di pugno come ai tempi degli amanuensi. Analizziamo quali opportunità riserva il LegalTech e perché ce le stiamo lasciando sfuggire.

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La maggior parte delle soluzioni LegalTech ha come obbiettivo quello di assolvere compiti ripetitivi e a basso valore aggiunto – le commodities – che sottraggono tempo (e di conseguenza denaro) ai legali. L’avvocato – o chi per esso – in questo modo potrà concentrarsi maggiormente sulle attività ad alto valore aggiunto ed incrementare la qualità dei servizi offerti. Se questa tecnologia è così promettente come sembra, allora viene da chiedersi perché tanti (ma sempre meno) professionisti del settore legale sono così restii all’introduzione di un reale cambiamento.

Il mercato LegalTech in Italia

Analizzando le varie mappe del LegalTech in Italia, si nota una leggera oscillazione nelle numeriche, dovuta forse al differente metro di selezione, ma un dato appare evidente: le startup/scaleup legaltech in Italia sono ancora poche. Poche soprattutto se paragonate alle iniziative in altri Paesi d’ Europa[1]. Pochissime se consideriamo le imprese attive oltreoceano in USA, Australia e – ultimamente – in Asia.

Il dato quantitativo ovviamente non è l’unico fattore da prendere in considerazione. Anche perché alcune delle società LegalTech presenti in Italia sono attive da svariati anni e sono in crescita: le startup che sono riuscite nella trasformazione in scaleup, e quindi a fatturare più di un milione di euro in un anno sono tre e si occupano di sicurezza informatica, compliance privacy e identità digitale.

Tuttavia guardando dall’altra arte della Manica è possibile farsi un’idea delle opportunità connesse al LegalTech, che non vengono ancora pienamente sfruttate in Italia.

Secondo un recente report pubblicato da LawtechUK, le startup e le scaleup lawtech del Regno Unito stanno crescendo ad un tasso del 101%, superando Fintech, climate tech e Smart health.

Circa 200 imprese di LegalTech nel Regno Unito hanno attratto 674 milioni di sterline di investimenti a partire da dicembre 2020 e impiegano più di 7000 persone. Cifre che si prevede aumenteranno a 2,2 miliardi di sterline di investimenti annuali e 12.500 posti di lavoro entro il 2026.

I vantaggi della trasformazione digitale in ambito legale

Come per altri settori tecnologici, la crescita delle iniziative LegalTech è un indicatore del grado di trasformazione del settore legale nel suo complesso.

L’impennata di soluzioni innovative ha peraltro un effetto positivo sul settore a 360°: stimola la concorrenza, aumenta il mercato di riferimento delle soluzioni legali e permette di accedere a budget più ampi (non solo legal, ma anche IT e corporate) in quanto le soluzioni LegalTech generano un effetto di miglioramento olistico del business, consentendo al legale di risparmiare tempo, alla forza vendite di velocizzare le trattative commerciali e all’IT di ridurre i rischi; contribuisce all’innovazione come parte di un circolo virtuoso che porta benefici lungo tutta la filiera fino ai clienti finali.

Quali sono i fattori frenanti

Il limite quantitativo di iniziative made in Italy è – molto probabilmente – riconducibile in parte anche alle dimensioni ridotte del mercato italiano, che, conseguentemente, risulta poco attrattivo agli occhi degli investitori.

Analizzando il panorama startup italiano, possiamo notare ad esempio una carenza nel settore del contract lifecycle management, ambito in cui sono davvero poche le soluzioni innovative nate nel nostro paese e che all’estero, al contrario, sta riscuotendo un notevole successo.

Ciò può essere dovuto ad una serie di fattori differenti:

  • gli investimenti in startup all’estero sono maggiori e quindi le soluzioni riescono ad essere più performanti ed innovative;
  • c’è poca visione da parte degli imprenditori italiani, scoraggiati dal mercato legale italiano – giudiziale e stragiudiziale – che è ancora molto legato alla tradizione e poco incline al cambiamento;
  • inoltre, la Pubblica amministrazione (PA) in Italia è ancora poco digitalizzata, con molti Tribunali e Giudici di Pace minori che non sono ancora completamente adeguati al Processo Civile Telematico.

Basti pensare che per depositare un atto al Giudice di Pace è ancora necessario, per la maggior parte degli Uffici italiani, inviare una raccomandata o recarvisi di persona.

Questi fattori incidono negativamente sull’attrattività del mercato italiano ad investimenti attuali o futuri.

L’accelerazione imposta dal Covid e le nuove opportunità che ci attendono

Partire svantaggiati non impedisce però di recuperare terreno: in questo senso l’Italia è l’underdog che può sorprendere tutti.

La pandemia di Covid-19 ha permesso un’accelerazione della digitalizzazione infrastrutturale della Pubblica Amministrazione. All’interno del Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza (PNRR), inoltre, molto spazio è stato dedicato all’ammodernamento di sistemi e schemi organizzativi ormai vetusti e fuori contesto.

Molto interessanti, inoltre, sono gli incentivi e le agevolazioni previste dal PNRR, alla semplificazione e accelerazione del processo civile.

Non mancano le iniziative per favorire una maggiore consapevolezza nelle iniziative imprenditoriali in Italia: al fine di consentire la raccolta di informazioni sullo stato della domanda dei servizi LegalTech, la community Young Legal Innovators[2] ha di recente promosso un sondaggio online, che, una volta compilato, permette di accedere ad un corso di 2 ore proprio sull’innovazione legale, legaltech e legal design.

Ciò potrà sicuramente fare da traino e incentivo per la nascita di nuove startup nel settore legal tech.

L’imprenditorialità può emergere da qualsiasi parte: sia da avvocati che vedono in prima persona cosa non funziona o da persone con background al di fuori dell’ambito legale che riconoscono un’opportunità di mercato o un nuovo modo di risolvere un problema significativo.

La legge è fondamentale nella nostra vite e negli affari, ma i meccanismi attraverso i quali vi accediamo sono tipicamente opachi, costosi e lenti. Abbiamo bisogno e meritiamo i migliori servizi legali e giudiziari possibili, forniti attraverso metodi moderni e accessibili a tutti – sostenendo i cittadini e le imprese, massimizzando l’efficienza e la responsabilità negli affari e contribuendo alla stabilità e prosperità collettiva in tempi sempre diversi.

La trasformazione digitale dei servizi legali e giudiziari offre la risposta, che si può ottenere solo attraverso una spinta collettiva sul LegalTech in tutto il settore legale, senza indugio.

Note

  1. Secondo il Global Legal Tech Report 2020 prodotto con il contributo della European Legal Tech Association (ELTA) nella classifica dei Paesi con maggior numero di società legal tech l’Italia si posizione al quarto posto dopo Russia, Olanda e Germania.
  2. Una community online nata durante il primo lockdown per favorire l’innovazione legale in Italia attraverso iniziative di divulgazione e progetti condivisi.
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