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agid

Che cambia col piano triennale Agid 2019-2021: una guida operativa

I principali obiettivi e chi deve attuarli; i principi fondanti e i punti di snodo fondamentali del nuovo Piano Triennale per l’informatica nella PA con un focus sui temi dell’identità digitale, dell’interoperabilità dei sistemi informativi, il ruolo del team per la transizione digitale e l’impatto della centralizzazione

19 Mar 2019

Giovanni Manca

consulente, Anorc

PA Digitale

Il lettore che inizia ad esaminare il Piano Triennale per l’informatica nella pubblica amministrazione 2019-2021 può notare immediatamente che, rispetto al Piano precedente si passa da 133 a 339 pagine. Per questo ragionevole motivo quanto segue è una sintesi sulla novità con qualche considerazione “a contorno” che può essere utilizzata come mini guida operativa.

Gli obiettivi principali del nuovo piano triennale

Per prima cosa il Piano indica i principali obiettivi in:

  • strategia di digitalizzazione sia per la PA centrale che locale;
  • supporto alla PA per la realizzazione dei servizi in modalità digitale;
  • indirizzi per la razionalizzazione della spesa ICT;
  • coinvolgimento del mercato tramite azioni congiunte con i fornitori per favorire l’utilizzo di soluzioni omogenee e interoperabili.

Il Piano deve essere attuato da tre attori principali:

  • il Responsabile per la transizione al digitale (denominato nel Piano come Responsabile della trasformazione alla modalità digitale),
  • il Responsabile degli acquisti e chi si occupa di protezione dei dati personali come il DPO (che deve essere obbligatoriamente nominato nella pubblica amministrazione)
  • gli uffici preposti.

E’ evidente che se queste figure non sono nominate ovvero non hanno adeguate competenze, l’attuazione del Piano parte con difficoltà.

Digital by default e once only

In ogni caso i due principi fondanti del Piano sono: digital by default e once only ovvero le amministrazioni forniscono servizi digitali come opzione predefinita e le PA dovrebbero evitare di chiedere informazioni già in loro possesso a cittadini e imprese. Quest’ultimo principio viene reiterato per l’ennesima volta e quindi come tale è certamente il più sfidante.

L’utilizzo del cloud è rafforzato e indirizzato sia alla razionalizzazione delle risorse ICT, sia a nuove modalità di erogazione dei servizi digitali. In questo senso trova collocazione l’attività di AgID per qualifica dei servizi cloud forniti alla PA. Dal 1 aprile 2019 le PPAA utilizzano gli specifici servizi del contratti quadro Consip (SPCCloud Lotto 1) o i Poli Strategici Nazionali (PSN) o esclusivamente servizi cloud qualificati. Le valutazione evolutive devono gestire il lock-in cioè il rischio di essere vincolati ad un fornitore. I dati devono essere trattati in maniera adeguata ai requisiti di protezione necessari.

L’identità digitale

L’identità digitale deve essere adottata e per la PA deve essere adottato Spid. Si parla anche della gestione tramite Carta d’Identità Elettronica (CIE) che al momento è indipendente da Spid ma che potrebbe convergere verso le modalità operative di quest’ultimo. Nel Piano si evidenzia che deve “evolvere il sistema per consentire la sostenibilità economica e favorire l’integrazione anche con soggetti, non pubblici, fornitori di servizi” e che si deve “massimizzare il recupero di identità pregresse delle PA per favorire lo switch off a favore di SPID dei sistemi di autenticazione”.

La Carta Nazionale dei Servizi (CNS) nonostante si continui ad emetterla come Tessera Sanitaria (TS-CNS) è citata solamente come metodo di accesso (insieme a SPID) al Cassetto digitale dell’imprenditore realizzato da Infocamere.

Lo scenario descritto richiede una valutazione che porti alla razionalizzazione degli strumenti di identità digitale considerando il ciclo di vita della TS-CNS e l’impatto dell’utilizzo della CIE che a breve sarà anche un’identità digitale spendibile per i servizi digitali esteri. E l’utilizzo transfrontaliero dei servizi digitali è stabilito nel Piano.

Interoperabilità dei sistemi informativi

Continuano ad essere proposti i temi dell’interoperabilità e della cooperazione tra sistemi informativi. Con a disposizione adeguate infrastrutture di rete (indispensabili per utilizzare il cloud) è possibile sviluppare una nuova interoperabilità per il colloquio tra sistemi (per esempio di protocollo o di gestione documentale) per assicurare una completa circolazione dei dati nel rispetto della protezione dei dati personali.

Il modello di interoperabilità era già presente nel precedente Piano triennale e deve essere messo in opera anche per consentire lo sviluppo di applicazioni che fruivano del superato modello di cooperazione applicativa denominato SPCoop e della relativa Porta di Dominio.

E’ evidente che un adeguato sviluppo di un sistema di interoperabilità a livello nazionale è la base per l’efficienza delle procedure digitali e per il raggiungimento dello scopo già indicato in precedenza di once only.

Per definire la figura del Responsabile per la transizione al digitale (RTD) l’AgID ha collaborato direttamente con queste figure che hanno contribuito alla stesura del capitolo del Piano a loro dedicato.

L’importanza di un “team” per la transizione digitale

Tutti condivisibili e lodevoli gli obiettivi indicati nel Piano a condizione che le PA abbiano nominato un adeguato RTD e che nelle organizzazioni di maggiore impatto questo non sia un “solitario” ma un gruppo di persone esperte. Peraltro, aldilà di questa ovvia considerazione il vero tema è quello dell’unitarietà delle scelte progettuali, della possibile condivisione di soluzioni all’interno della PA (riuso) e di un monitoraggio cooperante delle attività in corso al fine di favorire i più deboli (tipicamente nella PA locali) per aiutarli a mantenere un passo adeguato. Spesso si dice che non tutte le PA sono uguali ma poi questa considerazione non porta ad adeguate linee di azione correttive.

Il Piano triennale comprende anche azioni di monitoraggio e supporto (chiamato accompagnamento) alle PA per l’attuazione del piano, il reitero dell’importanza di formazione e gestione dei documenti informatici e la fondamentale adozione di principi gestionali delle linee di azione che tengono in conto delle aree di impatto per cittadini, imprese e le pubbliche amministrazioni. Principi fondamentale anche per l’open innovation che dovrebbe favorire azioni di “vasi comunicanti” tra soggetti e coinvolti e lo smart landscape (all’interno del quale si parla dell’Internet of Things) che è il concetto evolutivo delle smart community con un’azione e principi più ampi già operativi in numerose città estere europee.

I punti di snodo fondamentali

Tanto altro si potrebbe dire perché nel Piano ci sono 9 aree tematiche e 34 paragrafi che sono obiettivi e un forte impegno per AgID con 67 azioni di competenza e ben 11 (impegnative) di esclusiva competenza.

Altri esperti hanno evidenziato i temi del “governo” del sistema che evidentemente dovrebbe essere a carico di un solo soggetto. Questo è un tema critico.

Molto interessante anche la presenza di progetti (con scadenza alla fine dell’intervallo temporale coperto dal Piano) di Intelligenza Artificiale (Machine Learning) e Blockchain (che entro metà maggio 2019 dovrebbe vedere attive le Linee guida stabilite nella Legge di semplificazione 2019).

Come per tutti i piani triennali è comunque indispensabile agire su pochi punti di snodo che sono chi è responsabile, chi opera, chi dà supporto legale, organizzativo e tecnologico, quali sono le risorse economiche a disposizione per le azioni. Quest’ultimo tema è sempre stato un limite nel passato perché si è ragionato in termini di risparmio prima dell’investimento e non viceversa.

L’impatto della centralizzazione sulle PMI

Visto l’esplicito coinvolgimento del mercato sarà importante valutare quanto il forte paradigma di centralizzazione contenuto nel Piano impatterà sulle PMI in termini di forniture di hardware (cloud first significa progressiva scomparsa dei CED) e software gestionale documentale (si pensi alle migliaia di sistemi di protocollo).

Concludiamo con uno sguardo al passato dove abbiamo sempre letto di buone intenzioni che nel Piano successivo sono diventate un nuovo inizio.

La dichiarazione del ministro Giulia Bongiorno sul Piano Triennale 2019-2021 è testimone di questo aspetto.

“Con il nuovo Piano Triennale si gettano le basi per consentire al settore pubblico di cominciare a correre e recuperare terreno nel percorso appena avviato verso una trasformazione digitale concreta e inclusiva. Un percorso non facile ma ragionevole e concreto, che fa perno sul Responsabile per la transizione al digitale e vede imprese e cittadini protagonisti di un progetto di crescita digitale del Paese.”

Anche stavolta speriamo il meglio e con impegno lavoriamo per la crescita digitale del Paese.

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